“Al caffè degli esistenzialisti. Libertà, Essere e Cocktail”-Sarah Bakewell

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Accompagniamo questa nuova lettura con il dolce tipico di questo periodo. Inizio, in maniera diversa questa recensione, consigliandovi immediatamente la lettura di questa splendida opera. Anche se, a primo impatto per le nozioni trattate o per la tematica vi possa sembrare tutto ostico, vi assicuro che non è così e anzi ne rimarrete piacevolmente colpiti.

“Come Sartre nella Nausea, Camus mette in luce il fatto che non cogliamo il problema essenziale della vita perché non ci soffermiamo a riflettere. Ci alziamo, andiamo al lavoro, mangiamo, lavoriamo, torniamo a casa, dormiamo”.

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Sin da quando ne ho memoria, la filosofia è sempre stata una disciplina a me molto cara. I ragionamenti filosofici riuscivano a far scaturire in me domande e perplessità sulle questioni di cui si occupavano i filosofi. Prima dei miei studi specialistici, prediligevo la filosofia antica ed in particolar modo Platone perché ne ero rimasta molto affascinata. Il mito della biga alata, della caverna e il suo modo di vedere il mondo mi avevano lasciato di stucco. Tuttavia, dopo aver seguito una serie di lezione sulla filosofia contemporanea, incominciai a capire e ad apprezzare anche questo periodo. Forse, perché prima di questi due anni non c’era mai stato nessun docente che si applicasse a farmi capire la filosofia praticata da autori complessi come Sartre, Husserl e compagnia bella. Pian piano questo desiderio di capire questo ramo filosofico mi ha portato a leggere libri sui loro argomenti e sono approdata così al romanzo edito Fazi Editore. 

“Al caffè degli esistenzialisti” di Sarah Bakewell è un romanzo diviso in 14 capitoli che in maniera romanzata presenta la corrente filosofica dell’esistenzialismo. Parte dalla visione di Jean Sartre, Simone De Beauvoir e Raymond Aron seduti a sorseggiare un cocktail all’albicocca parlando di libertà, di fenomenologia ed esistenza. Man mano che si va avanti con la lettura, all’occhio saltano tre aspetti fondamentali dell’opera:

  1. Innanzitutto, la Bakewell ha compiuto precedentemente la scrittura dell’opera un lavoro esemplare di studio ed analisi delle opere scritte dagli autori esistenzialisti.  Si percepisce la sua profonda conoscenza delle varie opere di Sartre (da cui è partita) e di tutti gli autori legati a quel periodo. L’autrice riesce a far trasparire la sua profonda ammirazione e passione per le loro opere, il suo rispecchiarsi con alcuni protagonisti e il suo stupore per l’interesse emerso per il filosofo Maurice Merleau-Ponty. Io stessa, mi sono meravigliata di come leggendo il capitolo 10 su questo filosofo e sulla sua fenomenologia della percezione, io abbia maturato un forte interesse per la sua persona. “Se dovessi scegliere un eroe intellettuale in questa storia, sarebbe Merleau- Ponty, il filosofo felice delle cose così come sono”.
  2. Il secondo aspetto è profondamente legato al primo. Leggendo l’opera non si avverte smarrimento per le nozioni descritte anzi tutto appare molto chiaro. Forse, perché io ho tali nozioni abbastanza fresche ma non ho avvertimento difficoltà nel leggere determinati termini. C’è da dire che io ero avvantaggiata, tuttavia ad un’attenta lettura l’autrice tende a spiegare in maniera chiara i concetti di esistenza, filosofia e via dicendo dei vari autori. Le controversie che nacquero tra autori come Heidegger e Jaspers oppure tra Sartre e il suo “circolo” risultano molto interessanti perché ci mostrano lati dei filosofi che spesso ci sono oscuri. 
  3. Il terzo aspetto è legato alla parte finale del libro. L’autrice ha avuto l’accortezza di inserire non solo un elenco dei personaggi citati (che ad alcuni lettori potranno risultare sconosciuti) ma anche di una capiente bibliografia che permette al lettore che lo desidera, di approfondire alcuni argomenti trattati.

“L’inferno, sono gli Altri. Sartre, spiegò in seguito che con quella frase non intendeva dire che gli altri fossero infernali in generale, ma che, dopo la morte, diveniamo come congelati nel loro sguardo,oramai definitivamente incapaci di sfuggire alla loro interpretazione. Mentre siamo in vita, possiamo sempre fare qualcosa per modificare l’impressione che diamo di noi; dopo la morte, questa libertà non c’è più e rimaniamo sepolti nei ricordi e nella percezione degli altri”.

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Leggendo quest’opera mi è aumentata la voglia, già insita in me, di leggere le opere di Jean Sartre anche perché viene descritto come un uomo dal carattere particolare e fermo nelle sue idee. A differenza del tedesco Heidegger che ha suscitato in me profonda antipatia e il suo modo di approcciarsi alla vita l’ho sempre trovato contraddittorio. Ciò nonostante è di gran lunga uno dei filosofi più grandi ed imponenti dell’esistenzialismo ontologico e fenomenologico. Tale movimento nacque in Europa dopo il primo conflitto mondiale e fondamentalmente aveva come studio l’analisi dell’esistenza, ovvero il modo di essere dell’uomo, finito e problematico. “L’ansia è la vertigine della libertà. Le nostre vite sono interamente vissute sull’orlo di questo precipizio”. Il precursore dal punto di vista del termine viene riconosciuto nella figura di Soren Kierkegaard (autore che viene trattato in maniera nitida ed esemplificata dalla Bakewell) ma l’esistenzialismo guarda all’uomo storico in maniera diversa. E’ una costruzione metafisica non dell’esistenza. 

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Tracciare un profilo personale e filosofico di ogni autore sarebbe dispendioso e troppo lungo come lavoro. Inoltre, toglierebbe il bello del libro, poiché la traccia filosofica di ogni autore nell’opera segna l’ingresso dell’altro, tutti sono connessi nel bene e nel male. L’esistenza viene trattata in maniera diversa da ognuno di loro ma alla fin fine lo scopo di tutti è lo stesso: Venire a capo del concetto di “esistenza” per ognuno e far avvalorare la propria tesi. C’è chi considera l’esistenza come l’essere o l’essenza dell’esserci (Dasein, heideggeriano, chi pensa che per leggere l’esistenza vi sia bisogno delle Cifre (linguaggio della trascendenza, Jaspers) e chi quando parla di esistenza mette in gioco anche i concetti di libertà, malafede e scelta. Non siamo liberi di cessare di essere liberi (Sartre). “Non c’è un cammino tracciato per condurre l’uomo alla sua salvezza; egli deve costantemente inventare questo suo cammino. Tuttavia, nell’inventarlo, egli è libero, responsabile, senza alibi, e ogni speranza di esserlo risiede in lui”.

Di gran lunga importanti sono anche le donne in quest’opera. Non sono influenti come gli uomini ma di certo le loro opere ad oggi, sono state lette e riconosciute come vitali per tracciare il ritratto della donna di quel periodo. Bisogna citare Hannah Arendt, filosofa tedesca, allieva ed amante di Heidegger che contribuì ad incrementare l’interesse nei confronti della natura della politica e del potere. In particolar modo con le opere Le origini del totalitarismo e La banalità del male. Accanto alla sua figura, più nota, vi è la figura di Simone de Beauvoir, che affiancava Jean Paul Sartre. Scrittrice, saggista, femminista francese la De Beavoir condivise con Sartre non solo il letto ma anche il pensiero esistenzialista. Difatti, aveva l’abitudine di condividere le sue idee con il filosofo, creando un confronto sano e costruttivo su teorie ed opinioni. Emerge un grande interesse nei confronti del socialismo (pur abbracciando solo alcuni principi del comunismo) e il suo profondo ateismo, visto non come disimpegno della morale ma come un’etica irreligiosa innovativa della coscienza e del costume.

Durante la lettura un’altra cosa che mi ha colpito sono state le varie citazioni riprese da discorsi tenuti dai filosofi e riprese dalle loro opere. Inoltre, vi sono diversi riferimenti cinematografici (visto l’interesse presentato da Jean Paul e Simone per il cinema) e alla musica che ho apprezzato profondamente perché aiutano a calarsi in quel periodo. Concludo la recensione di quest’illuminante libro con i tre momenti (oltre la descrizione delle opere di Sartre e della De Beauvoir) che mi hanno colpito di più:

  1. La metafora del parco e dell’albero di Jean Paul Sartre;al-caffe-degli-esistenzialisti-jpg-5 
  2. Il concetto di Outsider di Wilson;al-caffe-degli-esistenzialisti-jpg-7
  3. La metafora della mente paragonata ad uno scoiattolo alla ricerca di cibo.al-caffe-degli-esistenzialisti-jpg-3

 

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