“Nessuno sa di noi”-Simona Sparaco

“Siamo tutti costantemente alla ricerca di una cura. Una cura che ci stravolga, che ci cancelli persino, purché ci salvi. Che ci faccia tornare indietro o che ci spinga in avanti. Anche dopo aver sconfitto l’incurabile, torniamo tutti, prima o poi, alla ricerca di una cura. E non basta una sera a settimana per immaginare di averla trovata”.

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Questa è la storia di Luce e Pietro ma soprattutto di Lorenzo. Luce e Pietro sono una coppia da molto tempo, lei giornalista, lui impiegato si amano da tanto ma non hanno mai pensato al matrimonio. Rispetto a sua madre che la stressava di continuo, Luce si riteneva una donna indipendente che amava dare consigli alle donne sulla sua rubrica. Tuttavia, un giorno rimane incinta ed inizia ad amare l’idea di essere madre. Sente il piccolo muoversi dentro di sè, assume le vitamine ed evita i cibi sconsigliati ma il destino per lei aveva in serbo altro. Come ho già detto, non è la storia dei suoi genitori ma di Lorenzo, un feto che non diventerà mai un bambino. Non vedrà mai la luce.

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Il libro di Simona Sparaco è uno dei libri più toccanti che ho letto nell’ultimo periodo. Ella tratta una tematica molto delicata e tanto dibattuta ad oggi sia nel mondo scientifico che nel campo umanistico: l’aborto. L’autrice descrive questa particolare pratica tramite la scelta che sono chiamati a fare Luce e Pietro, essendo che Lorenzo soffre di una particolare forma di displasia scheletrica.

E’ un termine molto generico per descrivere il fenomeno chiamato nanismo, ovvero un feto che non riesce a raggiungere gli standard di sviluppo adeguati e presenta particolari sintomi di disturbo osseo. Le diagnosi più comuni includono achondrogenesis, acondroplasia e osteogenesi imperfetta. Sindrome di Turner e la sindrome di Noonan sono anche forme di displasia scheletrica. Le braccia corte possono anche essere accoppiato con anormalmente piccole dita, dei piedi e del tronco del corpo. In generale, i pazienti sono diagnosticati in utero, durante un’ecografia di routine, e sono identificati perché il feto è spesso più piccolo di un feto sano della stessa età. 

“La vita è fatta di dettagli, e quei dettagli sua madre li aveva. Sono quelli che fanno la differenza, mica altro. Dettagli piccoli, piccoli che nessuno nota. Ma li noto io, e questo mi basta e mi avanza”.

La loro vita sarà completamente sconvolta. E assisteremo a due tipi di reazioni: la chiusura e depressione di Luce e la volontà di Pietro di andare avanti. In ogni storia ogni caso è differente ma sostanzialmente c’è chi non riesce a rassegnarsi all’idea di aver perso un figlio ed inizia a colpevolizzarsi, a leggere sui forum domande su domande di donne nella medesima situazione e chi, cerca in qualunque maniera di arginare il dolore, occupando le giornate. Nel romanzo, troviamo lettere e consigli di donne nella stessa situazioni o che esprimono pareri concordi o oppositivi sulla pratica dell’aborto. C’è chi dice che può essere praticato nei primi mesi e dopo no, c’è chi è contrario a priori. Non è una scelta da prendere a cuor leggero perché vi sono diverse dinamiche da prendere in considerazione. In primis, l’età della gestante. Se la gestante, presenta un età inferiore alla maggiore età a a parer di molte persone non è in grado di accudire e crescere un bambino in quanto ella è ancora una ragazzina. In secondo luogo, se il feto presenta anomalie. Quale garanzia possiamo dare di un futuro migliore per un soggetto che nasce già svantaggiato rispetto agli altri? E quali garanzie lo Stato ci dona per assistere al meglio il nascituro? Non si avranno mai certezze, nè decisioni giuste o sbagliate. Bisogna fare ciò che si ritiene opportuno in base alla propria situazione e credenza.

“Ma l’amore è una ferita che non guarisce mai, sempre sul punto di riaprirsi . Basta un niente perché s’infetti”.

Il romanzo, ovviamente, è molto triste e strappalacrime ma non depressivo. La scrittura è talmente scorrevole e alleggerita dalle lettere (alcune speranzose) delle lettrici che non pesa affatto al lettore la tematica trattata. Anzi, si rimane molto coinvolti nella vicenda di Luce tanto da sentirla in prima persona, domandoci: Che cosa farei al suo posto? Un passo del romanzo, più di tutti, mi è rimasto impresso nella mente, ossia il momento in cui Luce parla alla sua pancia ed esorta Lorenzo a crescere.

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E’ un suo modo per fargli capire quant’è amato, voluto ed aspettato. Un modo per dirgli: Lotta, perché io sto lottando per te ma da sola non riesco. “Nessuno sa di noi” è un titolo perfetto perché nessuno sa dell’esistenza del legame inscindibile tra una madre ed un figlio ma ancor di più tra una madre ed un figlio non nato. Un “Noi” pronunciato con un nodo alla gola, con le lacrime agli occhi ed una sofferenza nel cuore, difficile da sostenere. Essere madri non vuol dire esserlo solo se si ha un figlio. Essere madri vuol dire esserlo a prescindere, è questo l’ho già detto e affrontato con il testo di Concita De Gregorio, Mi sa che fuori è primavera (un altro libro che affronta la perdita di un figlio in questo caso due gemelle scomparse).

“Sono Alice. E ho deciso di seguire il Bianconiglio in questo buco di mondo. I palazzi, fuori, sembrano facce, algide, distanti. Le finestre tanti piccoli occhi chiusi. Per non vedere. Per dimenticare”.

Ringrazio la casa editrice Giunti e l’autrice Simona Sparaco per questo splendido e struggente romanzo. Lo consiglio non solo alle donne che si trovate in questa situazione per ritrovare la forza di ricominciare da qualche parte. Ma, a coloro che vogliono aiutare e conosco persone che magari avrebbero bisogno di una parola di conforto non detta tanto per ma con il cuore. 

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