“Consigli pratici per uccidere mia suocera”- Giulio Perrone

“Non è detto che nella vita sia poi così necessario fare delle scelte, forse a volte tenere tutto lì in piedi finché è possibile può rivelarsi un modo come un altro per sopravvivere. Questione di sopravvivenza. O semplicemente di comodità”.

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Sotto suggerimento dell’autore Giulio Perrone, mi sono imbarcata nella lettura del libro: “Consigli pratici per uccidere mia suocera” e devo dire che non me ne sono pentita. Attirata dal titolo e dalla copertina realizzata dall’illustratore Emiliano Ponzi, ero curiosa di comprendere che consigli il Perrone avesse elaborato per la dipartita della tanto amata/odiata suocera immaginaria. Tuttavia, sin dalle prime pagine mi è stato chiaro che questo romanzo era ben diverso da come mi aspettassi. Mi sbalordì. 

Il protagonista della storia è Leonardo, un uomo che ha appena divorziato dalla sua ex moglie, Marta, poiché l’aveva tradita con una donna più giovane di nome, Annalisa. L’incontro tra i due era avvenuto sul posto di lavoro di lui, in quanto Leo era un impiegato di una nota casa editrice che decideva (dopo una lunga revisione) quali romanzi suggerire per la pubblicazione al suo capo. Sulla pila dei vari manoscritti comparve un giorno un libro di poesie di cui era autrice Annalisa ma che non fu mai pubblicato. Al contrario, i due iniziarono una relazione prima clandestina e poi ufficiale. Tuttavia, dopo un breve periodo insieme, l’incostanza di Leo fece capolino e quindi, decise di ritornare sui suoi passi e cercare Marta. Da quel giorno, iniziò nuovamente una relazione con due donne solo che stavolta si erano invertiti i ruoli: l’ex moglie divenne l’amante e la fidanzata, la donna tradita. All’inizio, la cosa era eccitante ma dividersi tra due donne, inventare scuse non era una situazione abbastanza piacevole. Inoltre, il padre Dustin non faceva altro che torturare Leo con i suoi problemi. Cosa farà Leo? Chi sceglierà? Per giunta, il suo editore decide di indire una gara tra i suoi dipendenti: Chi troverà un modo per uccidere sua suocera, riceverà una promozione. Sorge un dubbio: Ma qual’è il modo meno scontato per uccidere una suocera?

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“La compassione è la conseguenza della mia incapacità di stare vicino alle persone, io non so assorbire il dolore, la paura, la difficoltà degli altri e farmene carico. In fondo non sono tanto diverso da mio padre”.

Come ho detto nell’incipit della recensione, il libro non si basa solo su quello che viene esplicitato nel titolo bensì il punto focale gira intorno all’incostanza dei desideri maschili. Leo prima vuole Annalisa perché non è felice con Marta e poi torna da quest’ultima perché non vuole mettere radici. Alla base vi è un problema di Leo di affrontare la realtà e d’impegnarsi in una relazione seria (questo dovuto al fatto che non ha mai avuto una figura maschile accanto a sé). Da una parte vi è Marta, seducente, comprensiva, con i piedi ben piantati a terra e dall’altra Annalisa, dolce, vitale e con lo sguardo sempre rivolto al futuro. Il futuro, appunto. Ognuna di loro ha qualcosa da proporre all’uomo: l’una vuole che lui prenda una decisione, dentro o fuori; l’altra aspira a qualcosa di più per sè stessa e per la loro unione. Leo, risucchiato dalle sue bugie, sensi di colpa e scuse decide di rimandare la possibilità di realizzare i suoi sogni. Ma, la scelta è dietro l’angolo. 

“Cerchi di ragionare con calma su tutto e di pensare alle sue emozioni. Sono quelle che contano, lo ricordi”. 

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I desideri sopiti e manifesti non sono gli unici elementi presenti nel romanzo. Il complesso rapporto padre-figlio fa da sfondo all’intera vicenda. Un padre assente, irresponsabile ed eterno bambino si riversa sul figlio come un peso, invertendo i ruoli. Aleggia su Leonardo lo spettro dello stereotipo del futuro padre incosciente, di un uomo che come il padre non sa prendere le sue decisioni e ama stare con due piedi in una scarpa. Tipico atteggiamento dei codardi, degli indecisi ma che tutto sommato trovano la forza per imboccare quella via che hanno da sempre evitato. 

Consigli pratici per uccidere mia suocera è un romanzo scritto con un linguaggio scorrevole ed accattivante che rende la trama leggera e piacevole. I personaggi sono pieni di briò e colore ed è facile per il lettore rivedersi in loro e nelle loro scelte prese e mancate. Nel romanzo, vediamo quà e là dei riferimenti di cronaca su come alcune suocere sono state uccise o sugli incidenti più assurdi capitati a uomini e donne di ogni parte del mondo. In fondo, ogni personaggio dalla Gattona a Leopardi, donano degli spunti ironici ma assai pratici su come liberarsi della suocera, spesso un ospite poco gradito dal consorte. Utile, pragmatico e a tratti psicologico questo romanzo spinge il lettore a fare una riflessione sulla propria vita, sulle scelte fatte fino ad ora e su quelle future. In un certo senso, il romanzo ha una specie di lieto fine che fa comprendere come ogni scelta fatta alla fine porti ad una conseguenza e all’inizio del nostro problema. 

Ringrazio Giulio Perrone per avermi omaggiato del suo romanzo e delle splendide book pusher che porterò sempre con me per annotare pensieri, idee e chissà qualche consiglio pratico per uccidere qualcuno… scherzo. Vi consiglio di leggerlo perché non ve ne pentirete e passerete delle ore piacevoli in compagnia di Leo e degli altri personaggi.

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