“Sensibili guerriere. Sulla forza femminile”- a cura di Federica Giardini.

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Cari lettori, oggi di fronte ad una buona tazza di caffè, vi presento un nuovo libro che parla della potenza femminile. La donna e il femminismo sono dei temi che hanno catturato la mia attenzione, da sempre. Dopo la lettura, tempo fa, di Ms Kalashnikov di Francesca Tosarelli e Wu Ming 5, il quale parlava di donne non più vittime ma combattenti in prima linea, il mio interesse per la forza femminile si è fatta più intensa. Le autrici dei capitoli all’interno del saggio, sono tutte donne che presentano una grande padronanza del linguaggio e conoscenza dell’argomento, oltre a dimostrare il grande lavoro che vi è dietro la realizzazione del libro. Esse sono: Alessandra Chiricosta, Federica Dragoni, Maria Raffaella Fiori, Angela Lamboglia, Eleonora Mineo, Laura Percoco, Giada Sarra e Federica Voci. 

“Sensibili guerriere. Sulla forza femminile” è un saggio letterario-filosofico edito dalla casa editrice Iacobelli. E’ un libro che va letto con cura, prestando attenzione ad ogni singolo saggio, donando il giusto tempo alle varie citazioni, argomentazioni e riflessioni delle giovani autrici. Attraverso un lavoro di autentica ricerca tramite gli scritti e pensatori del passato e del presente, le autrici compiono una disamina della realtà femminile toccando temi e culture della società di oggi. Si da avviò ad un confronto tra discipline, culture e testi letterari che hanno fatto la storia dell’universo femminile, caricando l’opera di alto valore conoscitivo. Si mette da parte la forza e virilità maschile per donare spazio alle capacità della donna, da sempre considerata appartenente alla sfera della debolezza e passività. I testi presi in esame dalle studiose, incarnano una nuova prospettiva e visuale del femminismo, in quanto ci si interroga sui luoghi comuni e si cerca di superarli, ponendo fine allo stereotipo che si è creato intorno alla figura della donna. 

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Il concetto di femminilità, qui, viene connesso al concetto di forza, da sempre legato all’uomo per la sua prestanza fisica. In questi saggi al concetto di Forza viene data una valenza differente, in quanto non è legata nè alla fisicità e nè alla violenza. Essa si contrappone all’agire in maniera radicale: vi è forza anche nella fragilità, vi è potenza anche al di fuori del proprio sé. La forza sta nella volontà di uscire da uno schema preimpostato e da un destino fatto solo di distruzione. Lo stile utilizzato dalle autrici è estremamente particolare, perché da un confronto collettivo, esse elaborano una serie di saggi che mettono in luce i punti di forza della donna attraverso figure come Cassandra, Maria Zambrano e Giovanna D’Arco. Il linguaggio è aulico e pieno di una serie di orpelli ornamentali che rendono l’opera di alto livello e particolarmente elegante. Con ciò non vuol dire che l’opera sia illeggibile anzi, le riflessioni introdotte dalle scrittrici rende l’opera chiara ed interessante. Ad ogni pagina sentivo di volerne leggere ancora ma ho cercato di donare il giusto tempo ad ogni saggio per riflettere su quello che avevano scritto. 

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Una cosa che mi ha colpito è stata la bibliografia. Non sono solita leggerla più volte con attenzione ma, stavolta mi ha incuriosito sapere quali libri le autrici avessero utilizzato per scrivere questo saggio. A tratti poetico, a tratti rude, il libro presenta una tale carica positiva da infondere forza a chiunque se ne accosti per la lettura. Di grande ispirazione, innanzitutto, la riflessione della Giardini e della Percoco sul libro “L’arte della guerra per donne” di Ching-Ning Chu, di grande spessore utilizzare questo libro per delineare una grammatica della forza, ponendo in primo piano i punti di forza per invitare il lettore a conoscere sè stesso. Una sorta di lotta per preparare il terreno per valutare le proprie risorse e potenziarle, tenendo sempre in considerazione i propri desideri e il bisogno di controllo. Segue, il saggio di A. Chiricosta che ci parla della forza femminile nelle vie marziali, accentuando le caratteristiche del corpo femminile e associando la forza alla sfera emotiva ed intellettiva. L’autrice per parlare della forza femminile fa riferimento alle scuole di pensiero e teorie della tradizione marziale: da una parte abbiamo, il Wing Chun e dall’altra il Tai Ji Quan. Il primo è una tecnica che mette in risalto la forza esplosiva e dirompente, una forza evidente ed esteriore; il secondo usa tecniche più implosive e si sprigiona tramite la morbidezza. Entrambi gli stili fanno uso di tecniche pratiche e meditative. 

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Il saggio di A. Lamboglia, si concentra sulla forza della parola e su come essa sia legata non solo alla sfera personale bensì anche alla sfera pubblica e dell’agire. Si pone attenzione all’importanza del linguaggio e al problema della credibilità della parola pronunciata dalle donne. Da qui, il riferimento al fantastico libro di C. Wolf, “Cassandra”:

“Chi ritroverà la parola e quando. Sarà di quelli a cui il dolore spacca la testa. E fino a quel momento, fino a lui, solo l’urlo e il comando e il lamento e il signorsì degli obbedienti”.

Dal mito di Cassandra si fa riferimento poi a Chiara Zamboni e alla sua presa di posizione nei confronti della parola pubblica vista come un atto che nasce e si rinnova. Ella sottolinea l’importanza della struttura del linguaggio e di come gli elementi siano in relazione tra loro. Il legame tra l’essere e il linguaggio, di cui parlavano gli stessi filosofi contemporanei, quando dicevano che Il linguaggio è la casa dell’essere“. E. Mineo, invece, inserisce un saggio sulla forza femminile basato su un dialogo con le opere e il pensiero di Carla Lonzi. La Mineo si lascia influenzare dalla lettura dei testi della Lonzi, rintracciando delle risonanze con la vita delle donne di oggi. Si ripensa al ruolo occupato dalla donna e all’eredità che noi ci portiamo dietro e dentro. Ho trovato di grande ispirazione questo saggio per le strategie, relazioni ed espressioni tra culture trans generazionali presentate e soprattutto, per come viene discusso il desiderio e bisogno di autonomia della donna. Ha posto le basi per una mia futura ricerca e lettura delle opere della Lonzi, poiché mi hanno estremamente incuriosito.

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F. Voci, parla nella sua parte di ragione, rettitudine e giustizia tramite la riesamina di alcune figure intellettuali. Indaga su quanto le donne di oggi stanno producendo in termini di forza e, come l’eredità del passato ci abbia influenzato, portando alla nascita di figure di forza femminile. Secondo, la sua esperienza vi sono due donne a cui si deve far riferimento: Christine de Piza, intellettuale di professione del XV secolo, attiva e sapiente, propensa al linguaggio e alla presa di parola in pubblico; e, Jeanne d’Arc, la protagonista della rivolta francese della guerra dei cent’anni. Entrambe esprimono grande forza vitale e spirito autoritario, il tutto accompagnato da una profonda conoscenza e sapienza. F. Dragoni, insieme, al capitolo della Mineo e della Lamboglia, è tra i miei preferiti. Come l’acqua, come il fuoco, tratta in maniera coinvolgente la sua esperienza in questo lavoro di gruppo e si fa promotrice delle parole e degli scritti di Marìa Zambrano. Un dialogo a più voci, un intreccio di pensieri che danno vita ad un capitolo pieno di riflessioni e argomentazioni sulla vita, risveglio e l’armonia vita/pensiero. L’acqua ha un ruolo rilevante in questo saggio perché è il simbolo chiave della rinascita e dell’esperienza di forza.

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“Lasciami dire, a rischio di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato solo da grandi sentimenti d’amore”, la citazione di Che Guevara apre il capitolo di G. Sarra che parla dell’uso della violenza, partendo dalle vite delle singole componenti del gruppo di lavoro e arrivare a porre un’analisi delle azioni intraprese dalle donne. Si incomincia a far strada il concetto di donna militante, combattente che mostra la sua forza femminile scendendo a combattere le sue battaglie. La stessa, M.R.Fiori, nel capitolo, la straniera, partendo da una citazione di Alda Merini, dona spazio e valore all’estranea, in quanto ognuna di noi in fondo lo è anche nel proprio mondo. Parla di divieti, di sessualità e di relazione con lo straniero di come l’incontro con l’altro ponga sia lui che noi alla riflessione sulla nostra identità. Un incontro esistenziale dal quale scaturisce una sorta di psicanalisi dell’Io che mostriamo agli altri e di quello che teniamo dentro di noi. Ed infine, F. Giardini chiude il cerchio con una genealogia della forza connessa alla grazia attraverso figure come quella di Uma Thurman che interpreta Beatrix Kiddo in Kill Bill e le interlocutrici classiche citate poc’anzi. Da una parte l’agire passionale, fisico ed esplosivo, dall’altra l’espressione della forza del pensiero. L’ultima interlocutrice citata è Simone Weil, filosofa, mistica e attivista francese che, nelle sue riflessioni delinea la forza come marca dell’essere umano, la identifica nel dominio dell’uomo sull’altro uomo. La forza-violenza, il conflitto, la giustizia sono tutti elementi che portano alla conclusiva descrizione di una genealogia femminile che crea lo spazio per la scoperta e la sperimentazione di nuove idee improvvise. 

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Un libro che ho amato, divorato ma letto con cura. Sensibili guerriere è uno di quei libri che diventa un oggetto prezioso da custodire, un piccolo manuale per donne da portare sempre con sè. Un libro scritto da donne per donne, che ha saputo donare forza sia in ambito fisico che emotivo. Sensibile, travolgente ed intenso, dona riflessioni filosofiche, morali e letterarie da cui ogni donna può trarre il proprio vantaggio. Ve lo consiglio di cuore. Fatevi ispirare e guidare dalla forza che c’è in voi. 

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