“Cedi la strada agli alberi”- Franco Arminio

Titolo: Cedi la strada agli alberi
Autore: Franco Arminio
Pagine: 160
Anno: 2016
Editore: Chiarelettere

Cedi la strada agli alberi è un libro che parte da una scelta, la scelta di cosa tenere e cosa togliere in una raccolta di poesie che parla di te, di noi e della nostra terra. Fare e disfare versi, comporre centinaia di versioni ed approdare alla fine allo spettacolo del lavoro compiuto. Questi sono stati i procedimenti che hanno portato Franco Arminio alla realizzazione della sua opera. L’opera si apre con una nota d’avvio dell’autore che ci introduce nella sua raccolta. Seguono quattro parti: 

  1. L’entroterra degli occhi: “Io sono la parte invisibile del mio sguardo l’entroterra dei miei occhi”. Di per sè già molto emblematico il titolo di questa parte ed è qui che Arminio inizia ad utilizzare le parole per creare qualcosa di duraturo. Le parole formano una costellazione di concetti riferiti alla terra, alle lunghe giornate di semina e raccolto e donano consigli ai ragazzi. Arminio si mostra dolce nei confronti della sua terra, consiglia di essere dolci con i deboli e feroci con i potenti, di essere dei prodigi viventi. Le parole, seppur molto malinconiche in questa prima parte, lasciano il posto alla funzione descrittiva per abbracciare le potenzialità evocative dei suoni e sapori di questi luoghi. Queste poesie procurano piacere e si connettono direttamente alla sfera emotività dell’uomo, parlando ai poeti, ai contadini, a tutta la gente: “Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza”.                                                     Arminio si pone non solo come un poeta ma come un insegnante che fa intendere che per raccontare i luoghi visti e vissuti bisogna far utilizzo della poesia, del canto e del teatro. In sostanza le arti sono al centro del mondo e il mezzo per spiegare esso. Uno dei temi che viene affrontato più volte è la morte come in “Per Angelo”, dove descrive la morte come una formica che esce da una buca, da un luogo buio ed insidioso per prendere qualcosa e riportarla nelle tenebre. “Non aspettarti niente da nessuno. E se vuoi aspettarti qualcosa, aspettati l’immenso, l’inaudito”.
  2. Brevità dell’amore: “Si va in giro per piccole storie, incerte mete, intimità provvisorie”. Lo sguardo e la poesia di Arminio si sposta su un tema caro a molti, l’amore. Tuttavia, egli decanta nei suoi versi la brevità dell’amore, la presenza di esso in un istante che scompare in quello dopo. Egli pone la sua attenzione sulla capacità di provocare e trasmettere emozioni effimere come l’amore vivo e giovane. Rievoca vecchi ricordi di abbracci lunghi e silenziosi, di odori particolari, di fughe e di carezze. Cedi la strada agli alberiLa brevità dell’amore è la parte che ho preferito di più, perché con candide ed accurate parole, l’autore descrive sguardi celati e vecchie sensazioni dolorose. “Non so se lo ricordi il ramo storto dei miei sguardi”. Ma l’amore è anche sesso, carnalità e quindi, ci si lascia incantare da immagini di incontri fuggiaschi e profondi. La carne calda a contatto con altra carne, baci ad occhi chiusi e il mondo fuori in tumulto. Si descrive la necessità e la possibilità di vedere il mondo attraverso lo sguardo dell’altro, di comprendere ogni cosa specchiandoci negli occhi di qualcun’altro, ascoltando nel frattempo muti silenzi e parole taciute. “Ma se d’improvviso una sera ci guardassimo negli occhi avremmo fatto un buon uso, un uso semplice e profondo di noi e del mondo”.
  3. Poeta con famiglia: “Sono Arminio, alto e fragile, d’alluminio, della quiete e dell’amore sono il franco tiratore”. Così, si apre la terza parte di questa raccolta con una poetica presentazione del proprio sè al lettore. Qui, vengono rievocate immagini sulla sua famiglia: di un padre di poche parole, di una madre come ultima ancora a quello che eravamo e un’immagine di sè come poeta. Egli parla di devozione verso la propria amata, la propria terra e la propria casa, descrive le sue giornate fatte di versi e malinconia. Anche in questa parte si ripresenta il termine malattia per descrivere le sue grandi emozioni, i grandi dissapori che animano il suo spirito; malattia di cui non si libera ma che porta con sè. Tuttavia, per la prima volta da una definizione del suo Io, si definisce un poeta e non un uomo perché il poeta è un preuomo che non riesce ad accedere alla realtà. Nè bianco, nè nero, il poeta non riesce a valicare il confine in cui si trova, rimanendo nel limbo ad osservare solo tratti di realtà. “Sono diventato uno che dice, ma resterà sempre una crepa la mia radice”.
  4. La poesia al tempo della Rete: “La poesia è amputazione. Scrivere è annusare la rosa che non c’è”. I tempi in cui si decantava la forza dominatrice della poesia sembrano finiti o per lo meno se si fa riferimento alla rete, troveremo diversi tipi di poesie. Oggi, tutto fa poesia purché sia scritto con linguaggio elegante e trasmetta emozioni. In quest’ultima parte, Arminio ci parla del naufragio della letteratura in quanto si vive in una pacata indifferenza e in spazi vuoti di contenuto, ci ritroviamo in una nave che sta per affondare. Tutti vogliono dare il loro contributo prendersi una fetta della fama ma cosa lasciano ai lettori? “L’atto di guarire chiude le ferite, ma solo al guaritore”. Come già diceva prima, Arminio vive in un limbo perché non vi è posto per i poeti in questo mondo, perché ha bisogno delle cose del mondo ma senza che vi siano dei limiti. Il poeta è un pericolo perché vuole sempre di più. “La poesia è malattia”.

Lo stile della raccolta scritta da Arminio è abbastanza metaforico, utilizzando termini e concetti della nostra quotidianità. Parla di ognuno di noi e di ciò che ci circonda, parla della paura di amare e del ricordo, del farsi sovrastare dalla tecnologia perdendo di vista i vecchi valori. Non risulteranno comprensibili immediatamente ed alcune appariranno crude e malinconiche ma la bellezza di esse sta in questo, Arminio dice ciò che sente apre il suo cuore ai lettori. Cedi la strada agli alberi è una chiara esortazione a lasciare il posto alla natura, a porre l’attenzione ai miracoli che la fauna e la flora possono donarci. Abbondiamo i nostri cellulari per un giorno e mettiamoci sotto un albero a leggere. Ubriachiamoci di poesia. 

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