“Le cose che restano”- Jenny Offill

Titolo: Le cose che restano
Autore: Jenny Offill
Traduttore: Gioia Guerzoni
Pagine: 216
Anno: 2016
Editore: NNneditore

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Buongiorno cari lettori, oggi vi presento un libro edito dalla casa editrice NNEditore, scritto dall’autrice americana, Jenny Offill. “Le cose che restano” narra la storia di Grace e della sua famiglia, composta da un padre che crede nella scienza e da una madre sognatrice che le racconta leggende africane. I due si approcciano in modo differente sia alla vita sia nei confronti di Grace. Il padre si presenta come un uomo molto rigido, non credente e dimostrerà la sua dolcezza tramite la costruzione di una casa di bambole che rappresenta in miniatura la casa reale della sua famiglia. La madre, invece, a volte presente a volte scostante decide di ridipingere le pareti di una stanza con la vernice e trascrive la storia dell’universo. All’età di otto anni, Grace si troverà a dover convivere in un mondo fatto di numeri e fiabe, assurdità e fantasie, creando dei sentieri diversi tra loro, i quali porteranno allo scioglimento della sua famiglia. Tuttavia, i suoi genitori così pieni di difetti e stramberie faranno vivere alla piccola avventure indimenticabili presso diverse parti del mondo, comprendendo che a volte dietro i drammi della vita si nascondono grandi meraviglie.

Il romanzo di Jenny Offill per certi versi delinea la storia della famiglia della piccola Grace in maniera quasi poetica. Sembra di essere di fronte ad una poesia dell’universo, un cammino alla scoperta di ogni traccia di esso, dall’inizio sino all’arrivo degli uomini. Un libro che parla di verità, menzogna ma anche di ricerca di felicità e speranza. L’autrice traccia un confine tra il passato vissuto da Grace e il futuro che l’aspetta, senza dimenticare che tra essi intercorrono infiniti istanti di presente.  La voce narrante, come si comprende dall’inizio, è Grace da adulta che rivede la sua infanzia con occhi più coscienti, mescolando i suoi racconti da ingenua bambina a quelli di un’adulta comprensiva. Le vicende si snocciolano attraverso i ricordi e le parole di Grace, la quale descrive la sua vita in Vermont tra le frustrazioni del padre per il suo ruolo professionale e la fervida fantasia della madre. Grace non ha amici, viene allontanata dalla scuola e la madre è la sua unica amica, confidente e compagna d’avventure. Vivranno insieme per il deserto, mangiando cibi pessimi (o non mangiando del tutto) ma dopo un paio di giorni Grace comprenderanno che le bizzarrie della madre stanno peggiorando e cerca di rintracciare il padre per tornare alla realtà.

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“Il nonno studiava le metafore, mi spiegò. Voleva capire perché il cervello metteva a confronto le cose. Ogni volta che andavano a fare un giro in macchina, inventava delle canzoni per lei durante il viaggio. La strada è un nastro, cantava. La luna è una torta. La notte prima di morire disse a mamma che mio padre era una lunga passeggiata con le scarpe strette”.

Lo stile semplice e scorrevole della Offill le ha permesso di tracciare una storia che mescola la fantasia con la tragica realtà di una madre affetta da un disturbo dell’umore, perché Anna vive in un suo mondo. Ella vede cose strane e dona un’interpretazione del mondo che si discosta da quelle date dagli altri. Il suo essere così diversa e strana attira l’attenzione del babysitter di Grace, Edgar, un ragazzino molto intelligente ma alquanto divergente e a volte inquietante. Egli, presenta una sorta di ossessione nei confronti della signora Davitt che tocca livelli alti di preoccupazione nel momento in cui prova astio nei confronti del marito. Anna, non si rende conto di tutto ciò presa com’è dalla sua rappresentazione dell’universo attraverso torte fatte di cielo e terra e alle nuotate senza vestiti in riva al fiume. Le storie che ella narra alla figlia non hanno quasi mai un lieto fine sia che abbiano come protagonisti animali, sia se facciano riferimento al suo caro amico di cui ha perso i contatti.  Anna è una madre onnipresente che inventa giochi e scherzi ma anche una madre con un animo inquieto e pieno di dramma. Appassionata di fiabe e volatili cercherà di trasmettere questa passione alla figlia con la quale instaurerà un rapporto dolce e affascinante. Le disgrazie narrate da Anna cercano di spiegare i concetti di amore e morte che la ragazzina ci riporteranno con un linguaggio di un’adulta. 

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In una continua giostra senza fine, il lettore viene travolto e attratto da questa storia avvincente che fondamentalmente si basa sulla scelta di una bambina confusa che si diverte e soffre allo stesso momento. Siamo di fronte all’incapacità di Anna di accettare il mondo così com’è fatto, troppo convenzionale e privo di magia per i suoi gusti. I voli fantasiosi della mente di Anna ammaliano il lettore che iniziano ad amarla e a ridere con lei, guardandola con gli occhi di una donna che ha nutrito il suo lato infantile e spensierato. Ciò nonostante andando avanti con la lettura si iniziano a provare sentimenti contrastanti, il suo essere irresponsabile, la rende insopportabile e la si vorrebbe strozzare. Tuttavia, ci riconquista con la sua imprevedibilità. Ecco, il personaggio di Anna crea sentimenti contrastanti e confusi come la sua stessa personalità, un’anima selvaggia all’insegna dell’avventura. 

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Siamo di fronte ad un’altalena di pura follia e dolcezza che commuove e travolge ogni singolo personaggio inserito in questo libro. Difatti, se Anna si occupa di nutrire l’aspetto fantasioso ed infantile di Grace, il padre si occupa della parte razionale. Jonathan appare fin troppo devoto alla ragione, troppo rigido fino a livelli maniacali. A tratti asseconda le assurde richieste della moglie, altre volte cerca di porsi come un’ancora per riportarla alla realtà. La sua gelosia nei confronti del fratello lo porteranno ad allontanarsi da casa ma nel momento del bisogno, egli c’è sempre. Alla richiesta di Grace di riportarla alla realtà, egli come un principe monta sul suo cavallo bianco e le salva. I lunghi silenzi e le emozioni sopite nascoste dietro le cose non dette rendono i rapporti non sempre chiari ma proprio la mancanza di trasparenza rende il tutto più affascinante. 

“Questo libro è per chi tiene un diario con la storia della propria felicità, per chi usa la scienza per mettere in pratica la magia, per chi fa il bagno di notte e dimentica i vestiti sulla riva, e per chi accetta di essere un po’ folle per mostrare l’anima al mondo, come luce di stelle che non esistono più”.
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Son d’accordo con quello che vi è scritto nel retro copertina, la storia narrata dalla Offill, è una storia di felicità data dai momenti passati tra mamma e figlia, dalle gioie che la madre ricava nell’insegnare a Grace la nascita dell’universo; è un espediente per comprendere la magia che si cela nella nascita dei pianeti, dei primi insetti e di come il processo di evoluzione sia frutto della magia del tempo e dello spazio; ed è infine, un incoraggiamento a fare cose folli senza riflettere anche se razionalmente possono sembrare insensate. Jenny Offill parla di famiglie, del loro modo di perdersi e ritrovarsi, famiglie che appaiono felici ma che invece, tentano di sopravvivere. Famiglie piene di vita, forti emozioni e stati d’animo complessi. In fondo, siamo tutte un pò Anna e un pò Jonathan. Lasciatevi travolgere dalla magia di “Le cose che restano” per capire quali cose sono effimere, quali quelle durature. 

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