“La luna e il tasso e altre poesie”- Sylvia Plath

Titolo: La luna e il tasso e altre poesie
Autore: Sylvia Plath
Traduttore e cura: Piera Mattei 
Pagine: 35
Anno: 2010
Editore: Via del vento (collana Acquamarina)

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La casa editrice Via del Vento mi ha fatto omaggio di una copia di poesie inedite della famosa autrice, Sylvia Plath. La Plath è conosciuta per la prosa di “La campana di vetro” e per essere passata alla storia della letteratura come l’ultima dei romantici. Il suo animo cupo e triste ha contrassegnato la sua figura che scomparirà tragicamente con il suicidio nel 63. Tale atto nelle sue poesie ci viene presentato sotto forma di poesie, dipingendola come una donna dai tratti disturbati e perennemente altalenanti. Dalla Mattei viene considerata un’Orestea moderna per le vicende che fanno capolino nelle poesie, in quanto i temi trattati sono di una sensibilità estrema e il romanticismo (come corrente) e ciò che ispira i suoi componimenti. 

Il ricordo del mare è al centro di molte poesie, difatti, esso si affaccia come una delle poche immagini sicure della sua vita. In Point Sherley, descrive il mare come una torta che si apre e suddivide come spicchi di torta, metafora delle onde che si innalzano e infrangono sugli scogli. Il mare non è una figura calma nella vita di Sylvia poiché viene descritto sempre in burrasca o che inghiotte e divora tutto. Tuttavia, di fronte ad una barriera, esso precipita come se non riuscisse ad andare oltre. Ma, ella rievoca anche momenti felici, legati alle lunghe nuotate lontana dalla realtà, si sentiva libera anche se c’era una forte bufera. Il mare la conquista e le lascia sempre qualcosa ad ogni sua visita sulla riva: i resti di animali, conchiglie, piccoli doni del mare. Si crea un piccolo mercato all’aperto. Il mare che lei descrive per noi sarebbe una descrizione cupa, grigia e malinconica ma per lei invece, è simbolo di impetuosità e solarità. Immobile in questo mare impetuoso compare la figura di un uomo nero, proiezione dell’uomo forte che ella amava.

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“Immobile vortice sulla punta lontana, inchiodando scogli, aria, e tutto quanto, insieme”.

La Sylvia Plath che emerge da queste poesie è contrassegnata da un animo sensibile e fragile che dopo il primo tentato suicidio, nasconde il suo atto dietro le sue lunghe come ciocche, come se non volesse fare sapere al mondo il suo malessere. O fallimento nel non essere arrivata al suo obiettivo. Come si può notare dai titoli e dalle tematiche delle poesie aleggia sempre questo alone di disperazione insito in lei come “Sul declino degli oracoli”, dove descrive cosa gli ha lasciato il padre dopo la sua morte, la presenza di uomini in giardino che salgono verso di lei mentre lei stanca e consumata scende le scale. E’ come se lei trascinasse il suo corpo da un posto all’altro, senza una metà, senza uno scopo. Difatti, ella dice: “Un futuro che vale meno del presente, meno del passato”. In costante pericolo mentale e quasi anche fisico, perché di fronte un florido futuro. 

La poesia che dà il titolo alla raccolta inedita, vede la luna protagonista con lei. Tonda e fredda, la luna con la sua luce irradia il nero e blu della notte, squarciando questa fitta oscurità, mescolando i colori in un fantastico paesaggio. Con la sua luce la luna illumina il volto pieno di cicatrici di Sylvia ed ella con gli occhi ne segue i movimenti. Nella poesia la paragona anche alla madre, affermando che non è dolce come Maria perché infondo ella non crede alla presenza di gioia e tenerezza nella vita. Ad accompagnare la luna vi è quest’albero di tasso che orchestra tale cromatura di colore tra le bellezze della natura. Tuttavia, come si evince a fine poesia, l’albero nasconde la luce della mente della fredda luna e predomina con il nero e silenzio di quei luoghi.

“Niente di questo vede la luna, calva e solitaria. Il messaggio dell’albero del tasso è il nero- nero e silenzio”.

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Lo stile di cui si serve la Plath non è di facile comprensione, alle volte il significato nascosto dietro le sue metafore non è comprensibile ad una prima lettura. Il linguaggio è molto metaforico ed aulico, infatti, nella poesia di chiusura “Soglia” ritroviamo tutto un riassunto delle tematiche affrontate e della sua persona. Si vede all’inizio una donna perfetta ma solo apparentemente, perché ella soffre sta morendo dentro e nel corpo. Vi è un accenno anche alla presenza dei figli “morti, bianchi, serpenti”, parole non proprio d’amore che furono portati nella stanza accanto con i viveri. Come se ella prima di togliersi la vita avesse pensato nell’inconscio a non far morire di fame i suoi figli. Ella desiderava la morte ma la morte di sè stessa non dei suoi figli. Un’animo turbolento, scosso dalle turbe giovanili ed inquieto che, si affida nell’ultimo istante solo allo sguardo della luna. 

Consiglio questa raccolta perché è di una sensibilità e cura estrema. La copertina è molto particolare e devo dire che l’ho gradita molto. Si legge tutto d’un fiato anche se vi consiglio di prestare attenzione ad ogni singola metafora utilizzata così, potrete capire molto di quest’autrice così intensa e così misteriosa. 

 

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