“Inanna. Signora dal cuore immenso”- Betty De Shong Meador

Titolo: Inanna. Signora dal cuore immenso
Autore: Betty De Shong Meador
Pagine: 250
Anno: 2009
Editore: Venexia edizioni

Buongiorno lettori, scusate l’assenza ma sto cercando di concludere tutte le letture che ho iniziato. Oggi, oltre ad aver sperimentato la ricetta l’omelette di tartine, vi presento la recensione di un’opera edita dalla casa editrice Venexia. Questo libro mi colpì immediatamente per la sua copertina, la quale presenta da sfondo i geroglifici di una lingua ormai perduta e il ritratto di una scultura della dea. 

Il libro si apre con un’introduzione di Judy Grahan che ci fa strada verso le traduzioni e ricerche di Meador su questa dea suprema e fantastica: Inanna, gran sacerdotessa del dio-luna della città di Ur, simbolo di femminilità, sensualità e fertilità. La Meador riprende la poesia di Enheduanna, la quale fu la prima a dare voce ai simboli cuneiformi usati per esprimere concetti linguistici. L’opera si divide in due parti: la prima parte contiene il contesto storico culturale rappresentando i luoghi e le usanze della Mesopotamia. Successivamente ci vengono presentati le vesti e i culti degli antichi dei per introdurre la mitologia su Inanna e la storia della vita di Enheduanna. La seconda parte è composta dai tre inni di Inanna, ovvero: Inanna ed Ebih, Signora dal cuore immenso e L’esaltazione di Inanna. 

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Leggendo il libro, la cosa che mi ha colpito di più è stata che la Meador riesce a far comprendere a pieno quello che voleva esprimere Enheduanna nei suoi studi e ricerche su Inanna, il suo desiderio di esaltarla al di sopra di ogni dio. La stessa storia di vita della poetessa è toccante, la quale l’ha influenzata nel farla divenire una donna piena d’ingegno e creatività. Ebbe un ruolo fondamentale sia come sacerdotessa sia come poetessa in quanto fu tra le prime a comprendere il potere delle emozioni e delle immagini sulla psiche umana. La sua poesia, difatti, fu ispirata da alcune intime sfumature di percezione. In queste pagine ritroveremo inni al tempio, al sacrificio e diverse delucidazioni sulle antiche usanze di questi popoli. Gli inni sumeri che risalgono all’incirca al 2300 A.C. celebrano il legame tra la sacerdotessa Enheduanna e la dea Inanna, archetipo del genere femminile. Il linguaggio utilizzato è storico-narrativo perché riprende sotto forma di narrazione vecchie leggende e descrizioni storico-geografiche di questi popoli e dei del luogo. Non risulta pesante alla lettura anzi è abbastanza scorrevole, l’unica cosa che non è comprensibile immediatamente è il significato nascosto dietro agli inni. Tuttavia, la Meador ci spiega ampiamente dove vuole arrivare la poetessa e il significato delle parti più salienti. 

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“Inanna ed Ebih” narra la storia del conflitto tra la dea e una montagna di nome Ebih, la quale sarà sconfitta da Inanna dopo mille peripezie e nonostante il tradimento di A, il quale rimane attratto dalla disobbedienza di Ebih. Dietro la narrazione di quest’inno vi è il desiderio di Enheduanna si rendere splendida e trionfante Inanna che per prevalere su Ebih deve superare la sua dipendenza da An. Il desiderio umano, il bisogno e la lotta sono tutti aspetti psicologici che risaltano all’occhio più attento. “Signora dal cuore immenso”, è il secondo inno ed è l’affermazione più completa della teologia di Enheduanna. Qui, ella calma e riporta la dea ad un umore favorevole, esaltando i suoi punti di forza e descrivendola come colei che possiede i ME (degli altri dei). Inanna, regina delle imprese, figlia più antica della Luna e colei che superò An, racchiude nella sua immagine la forza che dà vita alla materia e allo spirito mistico che guida ogni individuo. Estremamente innovativo questo inno ci dona una visione della mente differente e dei primordi della civiltà occidentale.

“…che i tuoi occhi brillano come gioielli. PROCLAMO!”

L’ultimo, ma non in ordine d’importanza, è “L’esaltazione di Inanna“, il quale narra un evento realmente accaduto a Enheduanna e quindi, ella diviene la protagonista dell’inno. Come Inanna, nel primo inno, doveva combattere e sconfiggere Ebih, Enheduanna, qui, dovrà riuscire a sfuggire dalla morsa letale di un uomo che tende ad esiliarla. Inanna viene citata solo all’inizio come presenza certa della sua superiorità. Il terzo inno più crudo e realistico appare come un lungo lamento angoscioso di una donna che è sopraffatta da un uomo dalla forza bruta. Questo perché l’elevazione di Enheduanna a sacerdotessa non fu vista di buon occhio da alcuni sacerdoti locali e quindi, viene bandita dal suo tempio. La Meador ci descrive un’ Enheduanna gonfia di sdegno che porta sul volto i segni di una donna sofferente ed infelice, piena di rabbia ed angoscia (“Lui divora la mia vita“). Implorante di fronte al suo carnefice, il quale in tutta risposta ha solo parole di odio e vendetta ma il suo legame con la dea Inanna le sarà di aiuto, un’ancora di salvezza.

Non mi dilungo nella descrizione e spiegazione dei poemi per non rovinarvi la lettura. Il libro della Meador non ha bisogno di spiegazioni aggiuntive o lusinghe, è un libro che si legge tutto d’un fiato e ti lascia dentro una grande forza. Da sempre sono stata affascinata ai culti degli dei del passato, e quindi non potevo non leggere un libro sulla famosa ed importante dea sumera. Consiglio la lettura a tutti gli amanti dei miti, della storia e a chi si vuol far trascinare dal mistero di Enheduanna ed Inanna.

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