“La Venere Dobner”- Antonio Villani

Titolo: La Venere Dobner
Autore: Antonio Villani
Pagine: 96
Anno: 2017
Editore: Eretica 

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“La vita. Il corpo dipinto non è un corpo morto. L’erba dipinta non è una chiazza indistinta di verde scuro. Sono carne e terra fresca, pulsante, viva”.

Ho avuto il piacere di conoscere virtualmente, grazie al mio profilo instagram, Antonio Villani autore di questa splendida opera di cui vi parlerò oggi. La Venere Dobner è il suo primo romanzo e narra di questa Venere nel giardino, capolavoro artistico di Lucas Cranach. L’opera era stata confiscata dai Nazisti nel 1944, la quale sembra essere miracolosamente riapparsa proprio lì dove era stata sottratta, a Trieste. La domanda che sorge spontanea è la seguente: Siamo di fronte ad una copia o ad un originale? Ed è qui che entra in gioco l’aiuto di Saverio Pontecorvo, professore di Storia dell’Arte, il quale per lavoro e per passione, è un indagatore di opere. Sullo sfondo di una Mitteleuropa decadente, tra personaggi melliflui e strade battute dal vento, si nasconde una verità inaspettata.

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Lo stile del romanzo è molto scorrevole e semplice, la lettura non appare pesante anzi è frizzante e piacevole. La trama mi ha colpito sin da subito perché non vi sono grandi orpelli o giri di parole, si va subito al nocciolo della questione: il verificare l’autenticità del quadro. Da queste pagine traspare un grande amore per l’arte e una sorta di esortazione alla vera arte che ad oggi è andata perduta. Difatti, i vari riferimenti alla collezione dei Dobner è eccezionale, ricordandomi un pò l’atmosfera del film di Tornatore, La migliore offerta (dove il protagonista era un collezionista d’arte). Oggi, giorno il vero potere dell’arte si è messo da parte, perché viene vista come qualcosa da possedere, un capitale da investire. Invece, come dirà l’esperto d’arte Pontecorvo, l’arte è necessità, è qualcosa da ammirare e che ci fa sognare. Accostati a lui vi sono molti personaggi che faranno ricredere in lettore a fine romanzo. Personaggi che non sono come appaiono, che pensano solo al loro tornaconto. Allora, ci si chiede cos’è più importante portare avanti la galleria di famiglia ad ogni costo infrangendo anche le sacre regole dell’arte o fallire miseramente rispettando essa? Grandi dilemmi che saranno sciolti a fine romanzo e rimessi direttamente al giudizio del lettore.

“Mater Doli Vanitas”.

Ho apprezzato molto anche gli scambi di battute tra Saverio e Sofia, un rapporto tanto rispettoso quanto ironico. Una degna compagna di un uomo facoltoso ed intelligente. La storia non contiene personaggi noiosi, ognuno ha la sua particolarità e dona brio all’opera. Tra le pagine del romanzo del Villani si nasconde una buona miscela di ironia, arte e mistero rende l’opera un buon libro da leggere e consigliare. Dopo aver letto l’intervista fatta all’autore, credo e sono certa di quello che affermo che vi sia molto di lui e della sua passione dell’arte, cosa che era percepibile alla prima lettura. Per capire meglio le ragioni e le idee dell’autore (tra cui la scelta di inserire parti in napoletano), vi riporto di seguo questa mini intervista:

– Da quanto tempo scrivi romanzi/quanti ne hai scritti in tutto?

In realtà questo è il mio primo romanzo! Finora ho scritto soltanto racconti, e di genere completamente diverso: erano ispirati a Benni, Calvino, Buzzati, Erri De Luca… 
Li puoi trovare nelle 2 raccolte “Ballate egoiste” del 2014 e “Uguale e Contraria” del 2015 (entrambe autopubblicate grazie ad Amazon)

– Da dove ti è venuta l’idea per la Venere Dobner?

Mi è venuta a Trieste, che è poi è il motivo principale per cui il romanzo era ambientato lì. Venivo da un momento difficile; non riuscivo a buttare giù una riga, pur sapendo perfettamente di cosa volevo scrivere: arte, viaggi, misteri. Tre mie grandi passioni. Poi, mentre camminavo per il borgo Teresiano, ho avuto questa epifania joyciana, se così si può dire (d’altronde, a Trieste lo spirito di Joyce è molto vivo!).

– Sei un appassionato d’Arte? La tua preferita?

Sì, sono un appassionato di Arte sin da bambino. E’ merito di mio nonno, che era pittore e mi ha trasmesso questo amore viscerale per la pittura. Io però mi limito ad ammirare i quadri, non a dipingerli: non so manco tenere in mano un pennello!
(quando mi chiedi “La tua preferita” intendi come arte in generale o come opera d’arte? Nel primo caso, la risposta non è univoca: mi piacciono la musica e la pittura, e poi la scrittura. Se ti riferisci a opere d’Arte, la risposta non è semplice, però se proprio devo dirne solo una, direi che “La deposizione di Cristo” di Rogier van der Weyden mi strazia ed entusiasma, e quindi direi che può candidarsi a mia opera d’arte preferita tout court!)

– Come mai la scelta di inserire il dialetto napoletano?

Non è una scelta, è una cosa naturale. Io sono fieramente napoletano, e come tutti i napoletani parlo principalmente in dialetto. Non è una questione di scolarizzazione, ma di identità culturale: qui a Napoli, a ogni livello e con ogni livello di istruzione, il napoletano è la lingua prevalente. Per questo l’ho riportata anche nel romanzo, perché è impossibile pensare a delle persone che di Napoli che tra di loro non si esprimano in dialetto.

 Cosa ti aspetti che provino i lettori/che gli rimanga?

Spero che provino sorpresa leggendo il finale, e che soprattutto non si annoino mentre la trama si srotola davanti ai loro occhi. Questo romanzo è pensato come un giallo agile, una lettura da treno o da spiaggia; è una storia che vuole intrattenere: se sapessi che con qualcuno non c’è riuscita, non potrei dirmi soddisfatto.

– Progetti in cantiere?

Voglio scrivere altre storie con protagonista Saverio Pontecorvo, a cui ormai sono più che affezionato, in quanto mio alter ego letterario (con la differenza che lui somiglia a Philip Seymour Hoffman; io tutt’al più a Massimo Boldi). In realtà ho già cominciato a lavorare al nuovo romanzo, che sarà ambientato a Gand e vedrà il prof impegnato in una congiura internazionale…Per avere l’opportunità di pubblicarlo (magari con una casa editrice più grande), però, devo crearmi una piccola notorietà con “La Venere Dobner”.

– Grazie per questa opportunità di lettura!

Grazie a te per questa piccola intervista! Un saluto a te e a tutti i tuoi lettori!

Non mi resta che consigliarvi di leggere questo romanzo e seguire sia me che l’autore sui nostri profili. Non ve ne pentirete, perché è una storia davvero coinvolgente. Se volete acquistarlo, lo potete fare qui: La Venere Dobner

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