“Kitchen”- Banana Yoshimoto

Titolo: Kitchen
Autore: Banana Yoshimoto
Pagine: 146
Anno: 1991
Editore: Feltrinelli

“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina”.

 

In Kitchen si narra la storia di Mikage, una ragazza che prima rimane orfana di genitori e poi perde anche i nonni. L’unica cosa che gli rimane familiare è la cucina, un luogo che ha sempre ritenuto caloroso e confortevole. Ella è attirata da tutte le cucine nuove e vecchie, vissute o luccicanti e da tutti gli strumenti che vi sono al suo interno. Per questo quando Yuichi, un giovane ragazzo la invita a vivere a casa sua, la prima cosa che farà sarà osservare la sua cucina, della quale rimarrà affascinata. Ritrova nel soffice divano di casa Tanabe un rifugio sicuro per sé stessa e i suoi sogni. Tuttavia, come andrà avanti Mikage? E che rapporto instaurerà con Yuichi?

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I libri di Banana Yoshimoto suscitano in me una sorta di magica attrazione. Ormai sono anni che mi lascio cullare dalle atmosfere cupe e malinconiche dei suoi romanzi e devo dire che non mi delude mai. Il suo stile semplice e privo di orpelli ornamentali ormai mi è abbastanza noto, anche perché lo mantiene per tutti i suoi romanzi. Anche qui, forse più di altri, la solitudine e l’atmosfera di profonda tristezza aleggiano tra le pagine del libro. Kitchen è un libro sulla solitudine adolescenziale, scaturita dalla perdita. La protagonista appare a primo impatto una donna fragile e smarrita ma che invece nasconde dentro di sé una grande forza anche se rimarrà molto confusa per tutto il romanzo. Sono le sue vicende del passato a renderla così confusa perché ha la sensazione di perdere ogni persona alla quale tiene e che quindi, sia circondata solo da morte. L’unico a capirla a fondo sarà Yuichi anche lui un’anima sofferente al mondo che ha conosciuto la perdita per ben due volte. 

“Comincia un altro giorno di realtà. Si ricomincia, come sempre”.
“Continuavo a ripetere, come se pregassi:
‘Ce la farò, ce la farò ad uscirne. È solo questione di tempo.“

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Due sono gli aspetti che risaltano durante la lettura del romanzo: la morte e la famiglia. La prima è strettamente connessa alla seconda. Nel momento in cui Mikage perde i suoi genitori, i nonni diventano la sua famiglia ed in particolar modo la nonna. Mikage instaura con la nonna un rapporto sincero e confidenziale e quando ella viene a mancare, la ragazza si sente mancare la terra sotto ai piedi. Sarà in questo frangente che scoprirà davvero che la famiglia non è solo quella che noi pensiamo ma quello che ci inventiamo. Con la morte della nonna perde la sua famiglia ed incontra quella di Yuichi. Yuichi vive con la madre, una donna stravagante, esuberante ma di cuore. La ragazza apprenderà che la madre, tuttavia, prima era un uomo che ha preso la drastica decisione di diventare donna per crescere Yuichi e non fargli mancare nulla. Entra in gioco il tema della sessualità e del cambio di sesso, tema profondamente attuale. Penso che se questo libro fosse stato scritto in Italia non avrebbe fatto tutto questo successo. Invece, in Giappone per le culture e soprattutto per i manga, fumetti che parlano di queste particolari situazioni, tutto ciò appare “normale” e realizzabile. Il personaggio di Eriko ci porta ad affrontare il tema del cambiamento e della ricerca della definizione dei ruoli maschili e femminili, accentuando il fatto che in Giappone sta crollando il sistema fondato sulla virilità maschile e la debolezza femminile. Lo stesso rapporto tra Mikage e Yuichi ne è un esempio: lui è lontano dalla virilità minacciosa e lei appare così attiva e sicura di ciò che vuole, tanto che prende l’iniziativa di andarlo a trovare. Ciò nonostante i due sono sempre in bilico al momento decisivo entrambi provano ansia. Sanno benissimo che l’unico modo per sfuggire alla solitudine è vivere insieme ma Yuichi ha la tendenza a fuggire e ciò è accentuato dal climax ascendente utilizzato da Banana Yoshimoto nella descrizione dell’attesa della risposta. L’unica cosa che mi ha lasciata perplessa è la sospensione della storia in aria, non vi è un concreto finale per questo rapporto ma si lascia molto all’immaginazione del lettore. Si può carpire dalle parole dei due e dalla promessa di vedersi che alla fine staranno insieme. Si preferisce dare spazio ad un’altra vicenda di dolore, molto spirituale che accentua l’atmosfera cupa e malinconica del romanzo, riportandomi alla memoria quelle vecchie storie magiche ambientate in luoghi fantastici. 

Continuerò a leggere i libri di Banana Yoshimoto per il modo che ha di descrivere la realtà: triste e magica. Riesce a far immergere il lettore nella storia che narra e lascia emozioni indelebili. Kitchen è il suo primo romanzo e devo dire che ha fatto centro sin da subito, capisco il successo che ha ottenuto successivamente. Lo consiglio. 

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