“Non volare via”- Sara Rattaro

Titolo: Non volare via
Autore: Sara Rattaro
Pagine: 222
Anno: 2013
Editore: Garzanti

“Sei tu, che hai saggezza da vendere e che sei sempre pronta a portarci in salvo. Mettere in ordine è la certezza di averti scelta”.

Ho letto “Non volare via” in pochissime ore, questo perché non riuscivo a staccare gli occhi da questo libro. La storia narrata da Sara Rattaro mi ha commosso sin dalla prima pagina, perché è una storia piena così reale da far venire i brividi. Il terzo romanzo della Rattaro racconta la storia di Matteo, un bambino affetto da sordità, conosciuta anche come un difetto invisibile: lui non può sentire la gente e quest’ultima non si preoccupa di come comunicare con lui. Per fortuna Matteo ha vicino la sua famiglia, composta da una madre meravigliosa, Sandra, pronta a tutto per il suo piccolo; di un padre Alberto amorevole sempre pronto a prendere in mano la situazione; ed infine, Alice la sorella maggiore, la persona più vicina a Matteo. Difatti, la storia che la Rattaro ci racconta non parla solo di Matteo ma della sua splendida famiglia e delle difficoltà che hanno dovuto affrontare.

“A volte la cura per il nostro dolore è più vicina di quanto crediamo”.

Lo stile di Sara Rattaro è estremamente unico poiché con grande eleganza e semplicità riesce sempre a trattare tematiche importanti toccando le corde giuste per arrivare immediatamente al lettore. In questo preciso caso, ella ci racconta dal punto di vista del padre Alberto cosa si prova ad avere un figlio nato sordo. Più di volta, nel mio campo ho sentito parlare e definire la sordità come un malessere invisibile, un handicap che non viene considerato al pari di una perdita di un arto fisico. In ambito psicologico, si parla molto della sordità come privazione sensoriale, come un disturbo che non permette al non udente di relazionarsi in maniera adeguata ai suoi pari. La sordità relega il sordo ai margini della società, il quale troverà grande disagio nella comunicazione con i normoudenti. Tuttavia, la storia di Matteo ha molto da insegnare alla società di oggi. In primo luogo, che il problema della sordità è attuale e da non sottovalutare, quindi, si deve cercare di aiutare l’inserimento dell’audioleso sia in ambito scolastico, sia in ambito sociale. L’apprendimento della LIS (Lingua dei Segni Italiana) è fondamentale per aiutare il bambino ad apprendere più veloce, anzi potrà essere come dice Alice bilingue. Il secondo aspetto da attenzionare è il supporto familiare per una buona qualità di vita. La presenza di Alice nella vita di Matteo sarà di grande utilità, perché ella si pone non solo come una protettrice nei confronti del fratello ma come un insegnante di vita. Lo aiuta a capire molte cose, gli insegna il linguaggio dei segni, lo calma e soprattutto gli insegna a giocare a scacchi. L’analogia degli scacchi accompagna l’intero volume è trovo che sia stata una mossa di grande effetto, soprattutto per le metafore di vita che vi sono racchiuse dietro. 

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“Il controllo ci piace, ci dà sicurezza e ci fa sentire invincibili. Ma le cose che riusciamo a controllare davvero, per natura, sono poche. Ci viene la pelle d’oca se abbiamo freddo, fame se vediamo del cibo, e diventiamo rossi se siamo in imbarazzo. Ci innamoriamo di chi non vorremmo e siamo bruschi anche con chi non lo merita. Esercitare il controllo ci riesce difficile e le nostre reazioni parlano da sole”.

Non volare via, tuttavia, non è solo la storia di Matteo, come abbiamo già detto all’inizio, è la storia anche di Sandra ed Alberto. Sandra è una mamma che farebbe di tutto per proteggere i propri figli, che non vede Matteo in difetto ma come un dono, rispettando il suo silenzio. Ella è una madre attenta e premurosa che si perde in mille dettagli quando parla del figlio, che è pronta a sgridare le maestre se vede in loro una mancanza di comprensione e che è pronta a perdonare il marito. Alberto, dal canto suo, è il capofamiglia, un marito e un padre amorevole ma che strada facendo si perde. Egli rincorre il suo passato, i fantasmi che si porta dietro, cercando così di scappare da una realtà che gli sta un pò stretta. Egli torna a vivere la sua adolescenza, disimpegnandosi delle responsabilità di cui si è rivestito sposando Sandra e diventando il padre di Alice e di Matteo. 

“Da bambini riusciamo a chiedere scusa e basta. Lo facciamo quando spingiamo qualcuno o gli rovesciamo addosso i colori, o dopo aver fatto i capricci. Lo ripetiamo come una formula magica che mette tutto a posto. Da grandi non è così facile, le parole non bastano, dobbiamo esserne convinti”.

Non volare via è anche una storia fatta di scelte, che si portano dietro motivazioni soggettive e conseguenze ancor di più complicate. La famiglia di Matteo è in frantumi, perché le scelte di Alberto si ripercuotono su tutta la famiglia ma la vita ci insegna che fare scelte sbagliate non ci porta automaticamente ad essere persone cattive o sbagliate a sua volta. Il lettore stesso andando avanti con la lettura comprenderà mettendosi nei panni di ogni personaggio quanto sia difficile prendere una decisione perché ogni scelta comporta una perdita. Un amore passato e mai dimenticato che ritorna comporta la nascita di problemi al presente poco florido della famiglia. La figura di Alberto è di un uomo in crisi che vuole recuperare gli anni persi, ritornando il giovane ragazzo che ha dovuto rinunciare a quello a cui teneva di più. Accanto a sé, due figure forti come quella di Sandra ed Alice pronte a fare delle scelte sagge e votate al rispetto ed amore nei confronti di Matteo. Sandra pronta a lottare come una guerriera di fronte a tutto e a tutti ed Alice pronta come la sua omonima di Carroll a crearsi un suo mondo e metodo per entrare in contatto con il fratello. 

Non volare via

Struggente ed immensamente poetico, Non volare via ha molto da donare ai lettori.  Il tema della disabilità per quanto sia all’ordine del giorno rimane sempre delicato da trattare perché si può scadere nel banale o nell’indelicatezza, cosa che non è successa in questo romanzo. Anzi, l’autrice riesce in punta di piedi a parlare della disabilità di Matteo districandosi tra i drammi della sua famiglia. La storia di Matteo insegna che non bisogna essere perfetti per essere unici e fare cose straordinarie. Avere le persone accanto giuste, che ti sostengono in ogni passo non solo è qualcosa di cui andare fieri ma ciò ti porta a crescere in maniera “sana” e costruttiva. Credo, di aver sentito molto mia questa storia perché ho un caso in famiglia di sordità e ogni volta che si tocca il tema mi escono fuori le lacrime, perché soltanto chi lo vive può comprendere quanto può essere difficoltoso per loro vivere la realtà come la viviamo noi. Disseminate quà e là nel testo troverete più di una riflessione che sentirete vostre. Siamo costantemente su un’altalena che va su e giù, lasciandoci sempre in bilico. La vita ci pone di fronte a scelte difficili e quindi, dondoliamo, barcolliamo per resistere al suo continuo oscillare. Non ci resta che affidarci al silenzio ed ascoltare solo la nostra voce interiore. Lo consiglio non solo per la storia ma soprattutto per la grande capacità che Sara Rattaro ha di arrivare dritta al cuore al momento giusto. 

 

 

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