“Con le mani nel cotone”- Giada Campus

Titolo: Con le mani nel cotone. dal buio della violenza domestica, il racconto di una donna. 
Autore: Giada Campus
Pagine: 215
Anno: 2017
Editore: Pentagora

“È chiaro, è un uomo che sente il bisogno di salvare sempre qualcuno, forse perché non ha ancora capito come salvare sé stesso da chissà quale tribolazione. Sono sorpresa da questa nuova vita che mi penetra nelle ossa senza farmi male, ma che mi lascia con tante domande”.

Con le mani nel cotone, è uno di quei libri che ti compare per caso nell’esplora delle storie di Instagram, condiviso da qualcuno dei tuoi follower o autori prediletti e che ti ritrovi a ricercare per poterlo leggere. Ambientato negli anni 70′, anno in cui Franzisca, donna di trentacinque anni si è appena sposata con Gavino, un uomo ubriacone e violento che non le mostra mai gentilezza. La donna, quindi, è costretta ad una vita claustrofobica e di solitudine. crudele e violento che la costringe a vivere un’esistenza fatta di privazioni e solitudine.Ad Isorelle, ella inizierà a lavorare al “Cotonificio De Ferrari”, noto a tutti in paese come “la filanda”, ed è qui che Franizisca si ritroverà a contatto con un mondo molto distante da quello della sua terra di origine, la Sardegna, conoscendo lavoratori e lavoratrici immersi in un clima sociale che stava cambiando rapidamente.

“Spero di riprendermi: ho voglia di vivere. Sento che questa vita, che mi sta appesa alle ossa per miracolo, potrebbe finalmente crescermi in grembo come un figlio”.

Già dal sottotitolo, Dal buio della violenza domestica nel racconto di una donna, dell’opera di Giada Campus esplicita in maniera coincisa e diretta il contenuto del libro. In punta di piedi, la Campus narra della condizione in cui è costretta a vivere Franzisca, continuamente in bilico tra le opinioni del paese e la realtà delle sue quattro mura. Ella è vittima della violenza domestica, subisce maltrattamenti fisici e verbali dal marito Gavino che l’è stato imposto dal padre per non far parlare il paese. La vita coniugale per lei è stata un incubo, rinchiusa in casa accanto ad un uomo che non la rispettava. Con Gavino, Franzisca conosce la brutalità di un matrimonio riparatore che può donare solo pene e purtroppo non d’amore. 

“Rinnego il giorno in cui l’ho sposato, condanno la mia vita disgraziata. A causa sua muoio ogni volta che sorge il sole e che, maledetta, arriva la notte”.

In queste pagine in maniera cruda e tagliente, si dà spazio e voce alle sofferenze che ha dovuto subire Franzisca, alle ingiurie dei parenti e al suo desiderio di rinvalsa. Fortunatamente, tra una litigata e l’altra, un giorno Franzisca reagisce e Gavino scompare nel nulla. Da una parte Franzisca vivrà con il senso di colpa di averlo ucciso, dall’altra per lei si apre un nuovo mondo. Ella inizia ad affanciarsi al mondo del lavoro, accedendo grazie ad un’amica al lavoro in fabbrica. Qui, inizierà a rapportarsi con il mondo esterno in maniera più costante, lavorando il cotone ella inizierà a riappropriarsi della sua vita, diventando una donna indipendente. La storia di Franzisca è un racconto di sofferenza e di rinascita, si parla di una protagonista che oscilla tra due mondi opposti: il paese natio dov’è nata e dove ha conosciuto Gavino e quello di ora della fabbrica, pieno di nuove scoperte e relazioni sociali. Solo con il lavoro in fabbrica comprende che la vita è fatta anche di leggerezza e che le relazioni non sono tutte malsane. Nel momento in cui ella ha reagito alle sofferenze che egli le infliggeva, ha permesso a sé stessa di iniziare un processo di rinascita e riscatto della sua vita, prendendosi ciò che l’è stato tolto. I tempi dell’emarginazione sono finiti per Franzisca è giunto il momento di riottenere la sua libertà ed iniziare ad interessarsi a quello che succede nel mondo del lavoro, fatto di manifestazioni e rivolte. 
“È una cosa che non capisco e non mi va giù, ma certo non me ne devo fare una malattia. Anche la mia amica Mari, ogni tanto, appoggiava sul mio braccio la sua
piccola mano e, buttando gli occhi al cielo, mi faceva segno di lasciare andare i brutti pensieri. Devo smetterla di tribolare, ma ognuno ha la sua croce e la porta più o meno con disinvoltura: io la mia la esibisco come se dovessi scacciare i diavoli che mi tormentano e poi  me la ricaccio in tasca perché senza non saprei stare”.

Il libro di Giada Campus è da leggere perché è frutto di un grande lavoro ed attenzione nei confronti di una tematica che sta molto al cuore al sociale. Le violenze domestiche sono ancora oggi un tema che fa molto scalpore, perché si sentono spesso notizie di donne incastrate in matrimoni poco lusinghieri e che sono costrette a subire maltrattamenti. Questo libro parla non solo della donna sofferente ma anche di come la donna può riuscire a uscire da questo status di vittima e tornare ad essere colei che decide del proprio destino. In queste pagine ci è molto delle problematiche del sociale, i problemi domestici si incastrano con quelli della fabbrica, dove vivono gli operai in condizione di deprivazione economica. Inoltre, la Campus ci illumina sulle lotte sindacali del periodo, sul lavoro difficoltoso degli operai che cercavano di far valere i loro diritti. In conclusione, non solo vi consiglio di vedere quest’intervista che vi potrà chiarire molto sul parere dell’autrice ma di comprare e leggere questo libro davvero illuminante. 

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