“Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre”- Massimo Recalcati

Titolo: Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre
Autore: Massimo Recalcati
Pagine: 155
Anno: 2014
Editore: Universale Economica Feltrinelli

“Siamo stati tutti Telemaco. Abbiamo tutti almeno una volta guardato il mare aspettando che qualcosa da lì ritornasse. E qualcosa torna sempre dal mare.” 

Continua il mio viaggio alla scoperta degli scritti di Massimo Recalcati, esso fa parte del mio appuntamento mensile “Appuntamenti pedagogici”, rubrica che curo da un annetto a questa parte. Come avete visto in una precedente recensione, mi sono dedicata a recensire esaltando i punti di forza del libro “Cosa resta del padre?”(Recensione del libro), con questo libro continuano ad indagare ed analizzare il ruolo del padre nella società moderna. L’assenza o scomparsa del padre è all’ordine del giorno, si parla di tramonto di tale figura, un decadimento del ruolo genitoriale. Usando Telemaco, il figlio di Ulisse, protagonista dell’Odissea, come metafora del rapporto padre-figlio, si richiama l’attenzione ad un padre non autoritario bensì si va alla ricerca di egli come individuo rappresentante il passato. I complessi indagati in “Il complesso di Telemaco” sono quello di Edipo e Narciso, visti come due figure chiave in ambito psicologico per la definizione del proprio sè e nel rapporto con il genitore. Tuttavia, ad oggi non sono sufficienti per spiegare la sofferenza dei giovani, perché se da un lato uno mette in risalto il conflitto tra generazioni, l’altro sottolinea il culto frivolo. Oggi si raccoglie, quindi, la loro eredità vuota e problematica creando lo spazio per accogliere una nuova figura che rappresenta il disagio odierno: La figura di Telemaco. 

“E cosa sono diventato io? Non sono forse uno che legge il dolore delle foglie? Che legge gli uomini come se fossero foglie? Non sono forse diventato questo? Uno che prova a leggere e a curare il dolore scritto sulle foglie dell’humus umano?”. “Ereditare è questo: scoprire di essere diventato quello che ero già sempre stato, fare proprio – riconquistare – quello che era già proprio da sempre. Aveva ragione Telemaco: qualcosa torna sempre dal mare”.

Come accennato precedentemente, sto compiendo una disamina dei lavori di Recalcati che si occupano della figura paterna. Questo, perché egli ha un modo così analitico ed incisivo di trattare tale tematica senza risultare mai pesante. Qui, attraverso la figura di Telemaco si testimonia la presenza di un figlio che aspetta il ritorno del padre, egli invoca un padre testimone che gli venga restituito dal mare. Tramite questo desiderio si indaga più a fondo sulla legge del godimento comprendendo che i soggetti ad oggi devono reimparare a desiderare in maniera sana, ecco perché egli invoca il ritorno della legge. Con uno stile manualistico, Recalcati ci parla di un Figlio-Edipo che nega il padre come eredità e che viene visto come ostacolo al raggiungimento del suo desiderio; di un Figlio-Anti Edipo che fugge dalla legge; Il figlio Narciso, invece, nasce dal padre che gli evita qualsiasi frustrazione e non gli pone nessun limite, trasmettendo nel figlio l’assenza totale del senso di colpa. A questi tre tipi di figli, Recalcati pone di fronte Telemaco, che guarda l’orizzonte in attesa che il mare gli restituisca il padre. Il padre non è visto come un ostacolo ma ricerca il senso del senso umano ed è per questo che egli è il giusto erede. Si parla di un’eredità attiva perché egli è in contatto con il suo passato, lo accetta e lo supera, lottando e ricercando il padre senza aspettare invano. Ed è qui che si inserisce il duro compito del genitore di accettare la vita dei figli come unica ed irripetibile, lasciando l’eredità al momento giusto al figlio, il quale si porrà come testimone e garante nella trasmissione alla generazione successiva.

“L’eredità come riconquista non è mai fedeltà acritica al passato, non è memoria d’archivio, rendita, ma implica l’oblio come forza”.

Il complesso di Telemaco di Massimo Recalcati pone il lettore a rivedere la figura del padre e a chiedersi come rispondere al disagio delle nuove generazioni di fronte a padri assenti e quasi privi del ruolo genitoriale. Si prendono ad esempio, quindi, le varie figure della psicologia per comprendere come superarle e vedere in Telemaco la vera essenza del giusto figlio. Questo, perché siamo in un’epoca in profonda crisi, con grandi ideali che vengono ogni giorno mortificati. Con questo libro, egli si conferma un ottimo scrittore, poiché scrive in maniera chiara e lucida, riuscendo a delineare i tratti salienti della sua tesi in chiave socio-psicoanalitica. Il rapporto genitore-figlio viene scandagliato e fatto a pezzi, per mettere da parte il processo di evaporazione del padre e approdare in una nuova fase di attesa e veglia da parte del figlio. Il figlio-Telemaco è il vero erede dell’eredità paterna, che non è cosa materiale, ma è trasmissione di desiderio, di testimonianza,di fede e di promessa. Una lettura impegnativa ma particolarmente accattivante e stimolante, non solo per chi è del campo ma anche per coloro che sono affascinati da tali tematiche. 

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