“Tu fai arte di me”- Simone Carta

Titolo: Tu fai arte di me
Autore: Simone Carta
Pagine: 164
Anno: 2017
Editore: Miraggi Edizioni

e mentre gli altri credono nei muri
tu cerchi nuovi orizzonti.

Tempo fa, scrissi la recensione del primo libro di Simone Carta, Finalmente ho messo in disordine e devo dire che all’epoca mi colpì molto il suo modo di fare poesia. Così, di comune accordo con l’autore ho iniziato a leggere il suo nuovo libro per ritrovare le emozioni lasciate nel primo volume.

ti ho vista una volta
chiedere ai libri chi avesse bisogno
di raccontarti la sua storia
e ti sei messa con pazienza
sul divano
a contargli le parole e riordinargliele
aggiustando i finali più tristi
e rimboccargli le copertine,
ti prendi cura
delle mattine
delle ore
dei piccoli minuti
che passano e ripassano
ad ogni giro di lancetta
chiedendo loro come stanno
e metti i secondi sul gradino più alto del podio
guardi danzare le bollicine
dell’acqua frizzante
e le fai giocare al gioco della sedia
perché non si annoino

Ciò che appare immediatamente chiaro è che le poesie di Simone non sono dedicate ad un pubblico aulico, egli non scrive per gli intellettuali, scrive per le masse. Egli scrive per gli autisti, per chi ha sofferto, per chi ha amato e per chi sta cercando un posto nel mondo. Stilisticamente l’opera non presenta richiami alla vecchia poesia, nè orpelli ornamentali che hanno lo scopo di dilungare il volume, essa contiene fatti quotidiani tramutati in versi. La poesia di Simone Carta è sintomo di libertà, essa viene vista come lo strumento ideale per dare sfogo al mondo interiore delle emozioni per vagliare ciò che si ha dentro. Attraverso i versi l’autore ricerca il senso della vita, senso che molto spesso si cerca in cose materiali e futili che svaniranno nel giro di breve tempo. Ciò che rimane sono le parole, fonte inesauribile di espressione del mondo dell’inconscio, dei desideri che cercano di urlare e fuoriuscire. La poesia del Carta è fatta di attimi impressi nelle memorie. In Tu fai arte di me la poesia si colora di un fascino del tutto nuovo fatto di grovigli emotivi che portano l’autore a mostrare un nuovo lato, più intimo di sè, coinvolgendo il lettore in un processo creativo unico. Il processo creativo del Carta è fatto di emozioni e sensazioni che possono essere decifrate solo con il codice poetico che è racchiuso in questo libro.

La cosa che mi manca
è poter entrare invisibile nella tua stanza
e vederti come sei bella
anche quando nessuno ti guarda.

Tu fai arte di me è un libro che deve essere visto come una tela dove il pittore gli riversa sopra tutte le sue emozioni tramutate in colori. Il fantomatico Tu segnala che nella vita di ognuno di noi vi è qualcuno che fa uscire il nostro lato migliore. E’ questo tu che spinge il proprio IO a divenire arte, è questo tu che fa arte dell’Io che scrive. Quante volte ci siamo ritrovati a scrivere una pagina di diario o una poesia, quante volte ci siamo ritrovati a fare cose per amore e quante volte abbiamo messo da parte il nostro pudore in virtù dell’amore. In questo libro si dà spazio all’amore in tutte le sue forme dalle più comuni a quelle più originali, l’importante è esprimersi attraverso le parole. E Simone Carta riesce a farlo alla perfezione, riesce a trovare il giusto equilibrio tra le parole e le immagini, creando qualcosa di inverosimile. Disseminate in questo libro ho trovato piccole parti di me, tutte in milioni di riflessioni che porterò dentro la mia memoria. Potete acquistarlo sul sito della casa editrice: Tu fai arte di me . Vi lascio con l’intervista all’autore.

1) Tu fai arte di me. Come mai questo titolo? E cosa intendi con il termine “arte”?
Il titolo è un gioco di parole, tu fai (p)arte di me ma anche tu sei ciò che rende possibile la mia arte, ovvero rendi possibile la capacità di esprimermi attraverso le parole, la poesia, sei la mia ispirazione.
2) All’interno del libro vi è una poesia alla quale sei più affezionato? Dove e quando sono state composte?
Sono affezionato a praticamente tutte le poesie di questo libro, dovendo proprio scegliere direi ORA e anche MI HAI CHIESTO DI NON MORIRE. Sono state composte nell’anno e mezzo seguente all’uscita di “Finalmente ho messo in disordine”, scritte un po’ ovunque, a casa, a lavoro, sui mezzi pubblici, in vacanza, ogni momento e luogo è buono per scrivere.
3) Ti sei ispirato ad autore, musiche o fatti noti?
Non in particolare, alcune poesie sono nate a seguito di alcuni fatti o esperienze personali o come per Estate 2017 traendo le somme di un clima generale vissuto in Italia, nel mondo o nella mia Torino.
4) A chi hai affidato la realizzazione della copertina? Come mai tale scelta?
Il disegno della copertina è stato realizzato dall’artista Maria Rossa, di cui ammiro le opere e i quadri.
5) In cosa si distingue “Finalmente ho messo in disordine” da “Tu fai arte di me”?
“Finalmente ho messo in disordine” è una raccolta di poesie scritte in diversi anni, in un lasso di tempo molto più ampio, con meno consapevolezza della scrittura, mentre questo libro raccoglie poesie scritte in poco più di un anno e con maggior coscienza. Oltretutto “Tu fai arte di me” trovo sia un’opera molto più matura e personale nello stile.
6) Pensi che la poesia possa essere ancora oggi uno strumento di forza?
E’ sempre difficile divulgare la poesia, i social in questo aiutano ma per ora non ha ancora la forza e la potenza di un romanzo per esempio anche se proporla dal vivo con un reading, un live ha un impatto maggiore rispetto alla presentazione di un romanzo. Diciamo che un reading  è più malleabile e di intrattenimento.
7) Cosa vuoi comunicare al lettore con la tua opera?
Cerco sempre di variare i temi presi in considerazione nelle poesie, anche se la sfera dei sentimenti umani rimane il filo conduttore dei miei scritti, sia dal punto di vista personale che provando ad immedesimarmi nel pensiero altrui. Cerco di comunicare la quotidianità nella quale riconoscerci tutti.
8) Progetti futuri?
Continuare a promuovere la poesia dal vivo, scrivere un altro libro di poesie e in corso c’è anche la realizzazione di un mio primo romanzo.
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