“Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”- Raymond Carver

Titolo: Di cosa parliamo quando parliamo d’amore
Autore: Raymond Carver
Pagine: 134
Anno: 2015
Editore: Einaudi

“Sudarsi la vita rende miopi, costringe ad avvicinarsi molto alle cose per guardarle, toglie tempo, e soprattutto spazio, per guadagnare una distanza sufficiente a vederle da una prospettiva più ampia”.

Molte volte sono entrata alla Feltrinelli e spesso l’occhio mi è caduto su quest’autore. Sotto suggerimento della mia amica Martina, ho letto questo libro ma il mio parere non è positivo. 

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Il destino che accomuna le storie di Carver sta nel confluire in un’unica domanda: Cos’è l’amore? C’è un modo per definirlo? In questi 17 racconti ci parla di amori appena sbocciati ed amori finiti; di violenze e tragedie; di dimenticanze ed ossessioni. L’amore che è stato e che non può ritornare. Si parla di un pasticcere che rimane con una torta prenotata; di un uomo che espone i suoi mobili per venderli; di tradimenti e perdono; dell’indifferenza di un gruppo di amici che continua a pescare in un fiume dove galleggia un corpo di una ragazza. 
Noi non sappiamo cos’è l’amore, esso è tutto e niente. L’amore è un grande sentimento ma anche un grande mistero tutto da scoprire e che fa scervellare le grandi menti da secoli e secoli.

“Le cose cambiano, dice lui. Non so come. Ma le cose cambiano, e senza che nessuno se ne accorga o lo voglia. […] Però non si muove dalla finestra, ricordando quella vita passata. Avevano riso. Appoggiati l’uno all’altra, avevano riso fino alle lacrime, mentre tutto il resto – il freddo e dove lui era andato in quel freddo – restava di fuori, almeno per un po’.”

Quando parliamo d’amore vuol dire entrare in contatto con realtà amorose diverse, realizzando che molte cose discostano dalla nostra percezione d’amore. Si realizza che le cose che pensiamo, spesso non esistono o non sono come vogliamo noi. Nel libro di Carver ciò è abbastanza chiaro, anzi è il cardine su cui si muove il libro. Mi sono approcciata al libro di Carver con grandi aspettative, le quali purtroppo non sono state soddisfatte. Il mio pensiero, sicuramente, apparirà ai lettori di questo scrittore controcorrente ma devo dire che il romanzo “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore“, non mi è arrivato. Vuoi perché ogni storia presenta un senso illogico ad una prima lettura, vuoi perché non si comprende a pieno dove lo scrittore vuole arrivare, ciò ha portato in me profonde delusioni. Mi aspettavo che questo libro, così tanto nominato, donasse perle di saggezza e riflessioni sul sentimento più antico del mondo: l’amore. Invece, non fa altro che raccontare storie tristi con logiche a me ancora sconosciute.

La scrittura di Raymond Carver appare essenziale e breve ma ciò non è da attribuire a lui, bensì al suo editor Gordon Lish, che tagliava interi pezzi delle sue opere come un barbiere taglierebbe i capelli.
La peculiarità di Carver sta nel lasciare la maggior parte dei racconti in sospeso ed è purtroppo proprio questo che non ho amato. Anche se da un lato si potrebbe anche pensare che egli ci doni degli spunti per dar al lettore la possibilità di  indovinare cosa farà un personaggio, in base a quelle poche cose che gli abbiamo visto fare e che l’autore è stato così bravo a mettere in rilievo. Lo stile utilizzato da Carver è quello narrativo, una raccolta piena di racconti che hanno come tema l’amore e i sentimenti considerati nella quotidianità del singolo o della coppia. Ci sono state storie che mi hanno preso all’inizio ma rimanevo spiazzata negativamente per il suo finale o per l’inesistenza di un fine conclusivo. Leggendo questo libro devo dire che non mi è rimasto nulla, se non una profonda amarezza. Sono sicura e non nego che magari sono io che non ho compreso il senso del libro ma è anche vero che seppur appaia breve non è una lettura facile, nè leggera. Leggerò sicuramente qualcos’altro di quest’autore per comprendere un pò di più il suo metodo di scrittura. 

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