“I bambini di Svevia”- Romina Casagrande

Titolo: I bambini di Svevia
Autore: Romina Casagrande
Pagine: 400
Anno: 2019
Editore: Garzanti

I bambini di Svevia è tra i libri più veri e delicati che ho letto in questo 2020. Ho avuto il piacere di scambiare due parole con l’autrice e ho compreso ancor di più il perché di tanta sensibilità. Quando la mano di chi scrive appartiene ad un cuore nobile, è normale che ne esca un libro altrettanto di buon cuore.

“Perché le interessa tanto? Voi giovani siete curiosi del passato. Avete nostalgia di tutto. Di quand’eravate bambini, delle fiabe che mi raccontavano prima di dormire, delle canzoni che ascoltavate. E dei film alla tv. Io, alla vostra età, pensavo soltanto al domani. Tutt’al più a sopravvivere alla giornata.”

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Edna vive in una casa protetta da mura ben nascosta da un rampicante e attende che la vita gli mandi un segno. Da sempre sogna il giorno in cui potrà mantenere la parola data. In quest’attesa è accompagnata da Emil, un pappagallo dalle grandi ali blu. Un giorno però riceve una notizia che la costringe a uscire dall’ombra e a mettersi in viaggio, sente che è arrivato il momento di tener fede alla promessa fatta. Una promessa fatta al suo amico Jacob, molto tempo quando ancora erano dei bambini. Edna e Jacob erano scappati dalla povertà per non essere venduti come bestiame al mercato dai proprietari della fattoria. L’amicizia di Jacob riscaldava il cuore di Edna nelle notti più buie, quando ella soffriva per la lontananza di casa, quindi vive ancora ad oggi nel suo cuore. Ma ora che ha ritrovato Jacob, è tempo di saldare il suo debito e di raccontare all’amico d’infanzia l’unica verità in grado di salvarli. Per riuscirci, Edna deve tornare dove tutto ha avuto inizio per capire se è possibile perdonarsi e ricominciare. Inizierà così il lungo viaggio di Edna tra strade e sentieri perpetui.

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I bambini di Svevia così vengono chiamati Edna e Jacob. Sinceramente non conoscevo quest’espressione, l’ho conosciuta dopo la lettura del romanzo e gli approfondimenti della scrittrice. Per tutti i lettori, che non conosco tale denominazione:

L’espressione bambini di Svevia (in tedescoSchwabenkinder) designa quei bambini, figli di contadini, provenienti da TiroloAlto AdigeLiechtenstein e Svizzera che, a partire dal XVII secolo con apice e fine all’inizio del XX secolo, venivano acquistati e impiegati in Svevia dai proprietari terrieri per lavori stagionali.

FONTE: Wikipedia

La storia narrata dalla Casagrande è una storia vera e piena di pathos, ad ogni passo sale l’adrenalina e non permette al lettore di chiudere il libro. La trama, quindi, è coinvolgente ed interessante oltre a narrare fatti ed eventi che si ispirano ad una storia realmente accaduta. La narrazione del romanzo si divide su due piani temporali: abbiamo da una parte il passato nel quale vediamo un Edna piccolina ed innocente, una creatura venduta dal padre che subirà molte ingiustizie da parte dei suoi compratori; e una parte che si dedica al presente dove conosciamo un Edna anziana che troverà la forza di affrontare il suo passato. Per quanto riguarda la prima parte, essa ci sarà mostrata tramite una serie di flashback/racconti che Edna fa a sé stessa o alle persone stravaganti che incontra per il suo cammino. Nel suo passato vi è per l’appunto Jacob, il suo grande amico: ribelle, speranzoso e con tanta voglia di combattere il sistema nel quale sono caduti. Edna rispetta ed ammira Jacob, perché egli c’è stato quando non c’era nessuno per lei. Un’amicizia vera e profonda senza doppi fini, nè inganni. Ragion per cui Edna è spinta da un forte senso del dovere e si obbliga ad intraprendere questo lungo viaggio.

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Il viaggio di Edna è un viaggio scandito non solo dai ricordi ma anche dai km che mancano all’arrivo. Ad ogni passo, sentiero percorso, la protagonista incontra una serie di personaggi che da una parte sembrano capirla, sembrano entrare in empatia con la donna. Tuttavia, Edna vuole compiere questo viaggio da sola perché sente che è l’unico modo per affrontare il suo dolore e per mantenere la promessa. Il lettore sarà trasportato in quest’incantevole viaggio fatto di descrizioni dettagliate dei paesaggi e delle emozioni umane. Lungo il viaggio non mancheranno insidie ed ostacoli per Edna ed Emil ma è sorprendente vedere come riescono nonostante tutto a farcela. Per me è stato come mettere uno zaino sulle spalle e partire in gita alla scoperta di nuovi luoghi e nuovi personaggi, avendo nella testa solo i pensieri di Edna. Ella è una donna piena di cicatrici non visibili e che le permettono di riconoscere così di chi fidarsi e di chi no. Edna è un esempio di determinazione, di Donna con la D maiuscola che si è fatta strada da sola senza chiedere niente a nessuno. Al pari di Edna vi è anche un’altra donna da menzionare, Adele. Anche se in secondo piano, ella è una donna che cerca a modo suo di riparare ad errori che secondo lei ha commesso in passato. Aiuta Edna con le faccende e con la spesa ma in cuor suo si sente così legata a questa donna, così quando non la trova a casa, sente che la cosa giusta da fare è andarla a cercare. Attraverso l’amicizia con Edna comprenderà molte cose della sua vita e del suo rapporto coniugale. 

I bambini di Svevia è un libro commovente, un libro che sa conquistare pian piano attraverso una crescente sensazione di umana dolcezza che sa farsi strada in profondità, toccando le corde giuste di ogni lettore. Un approccio delicato quello della Casagrande che rende intensa tutta la narrazione, riuscendo a cogliere pezzi di memoria e storia trasformarli in un romanzo carico di buoni sentimenti come la speranza. Vi lascio con l’intervista posta alla stessa.

INTERVISTA

1) Inizio con il chiederle, chi è Romina Casagrande? E qual’è stato il suo percorso formativo?

Una persona molto curiosa che ha sempre amato i libri. Mi sento spesso fuori luogo e sono tendenzialmente timida. Ma amo anche le sfide, le cose nuove, sono attratta dagli opposti. Dopo il liceo mi sono laureata in Lettere classiche con una tesi in Storia greca. La mia passione per la Storia è nata lì, negli anni dell’università.

2) Ho letto di lei che è un insegnante di scuola secondaria, come mai tale scelta? E quando ha deciso di iniziare a scrivere libri?

Non so bene da dove sia venuta l’idea. Mentre scrivevo la tesi ho preso alcune supplenze brevi e ho trovato da subito che quello dell’insegnante fosse un lavoro difficilissimo, ma che poteva darmi tanto. Non mi sono mai pentita di aver intrapreso questa strada e ancora adesso lavorare con i ragazzi mi dà stimoli nuovi. È un lavoro che amo molto e che non lascerei mai. Da brava lettrice ho sempre visto il libro come un rifugio, la voce di un amico, ma non pensavo che ne avrei scritto uno mio. Anche se fin da piccola inventavo storie e scrivevo racconti con la macchina da scrivere del nonno. Poi ho lasciato per tutti gli anni di studio e ho ripreso quando alcuni eventi molto difficili della mia vita mi hanno spinta a fare qualcosa che forse mi mancava da tanto, ma non avevo il coraggio di affrontare: la scrittura.

3) Romina Casagrande esordisce con dei libri fantasy legati ai miti e alle tradizioni. A quali tradizioni e leggende si è ispirata e quali tradizioni segue?

Leggende legate soprattutto a personaggi storici molto affascinanti, contesse accusate di stregoneria, in realtà soltanto donne che hanno provato a comandare e farsi strada in un mondo dominato dagli uomini. Penso a Margarete Maultasch, ultima contessa del Tirolo. L’Alto Adige è una terra magica, forse perché qui si sono mescolate tante popolazioni che hanno sempre mantenuto un contatto autentico con la Natura. Amo questo tipo di saggezza antica.

4) Come descriverebbe la sua esperienza con l’Arkadia Editore e cosa ha ispirato i romanzi pubblicati con loro?

Molto positiva. Mi ha permesso di crescere, di sperimentare un genere – il romanzo storico – e, soprattutto, portare avanti un progetto a cui tenevo e tengo tuttora molto: parlare di arte utilizzando la forma del romanzo e dare voce alle figure meno conosciute, ma ugualmente importanti. Le modelle dei pittori, le loro mogli, chi stette loro accanto, spesso confinato nella cornice di un quadro, ma senza di loro forse avremmo avuto un’arte diversa.

5) Passiamo al romanzo, di cui ho fatto la recensione: I bambini di Svevia. Come mai la scelta di parlare di questa storia?

È una storia che in pochi conoscono, eppure ha riguardato tre secoli del vissuto non soltanto Italiano, coinvolgendo molti paesi, decine di migliaia di bambini. È stata la prima, e forse unica, migrazione esclusivamente di bambini. Non volevo restassero un dato d’archivio.

6) Edna è un personaggio positivo e pieno di speranza, quanto c’è di lei in Romina e di Romina in lei? Ha mai affrontato un viaggio come quello di Edna?

Vorrei avere lo stesso coraggio di Edna, il suo perseguire un obiettivo senza lasciarsi condizionare. Credo di avere parte della sua determinazione, ma Edna ha uno sguardo sul mondo tutto suo, cinico e ingenuo insieme, disincantato e sognatore allo stesso tempo. Mi piace viaggiare e ho compiuto lo stesso viaggio di Edna, in parte a piedi, proprio come lei, per vivere la stessa fatica dei bambini che per secoli hanno attraversato le montagne. Ho cercato di immaginarmi la loro paura e la loro meraviglia, il loro senso di nostalgia. Erano costretti a chiedere l’elemosina per mangiare, lasciavano casa, famiglia, fratelli, per abbracciare un futuro imprevedibile. Spinti a volte dalla promessa di un guadagno, arrivavano sulle sponde di un lago, quello di Costanza, tanto grande che lo scambiavano per un mare e per la prima volta vedevano le luci delle grandi città.

7) Jacob ed Edna sono legati da un forte legame d’amicizia e da promesse da mantenere. Avrebbe desiderato cambiare il loro finale? E quanto pensa siano importanti tali legami nella vita reale?

Ho pensato a lungo a quale finale dare alla storia di Edna e Jacob e ho scelto quello a cui mi hanno portato i personaggi e le loro storie dopo averli seguiti per molti chilometri di viaggio e molte avventure. L’amicizia è una forma d’amore, un legame fondamentale, sacro.

8) Nel romanzo si parla di sfruttamento, di desiderio di fuga e di vivere al confine, quanto pensa siano ancora presenti ad oggi tali condizioni e sensazioni? E noi come possiamo aiutare tali soggetti?

Purtroppo sono molto attuali. In momenti di crisi sono sempre le frange più indifese a soccombere. Dovremmo forse conoscere anzichè giudicare e soprattutto imparare ad ascoltare, smetterla di pensare per dualismi e categorie.

9) Emil è un pappagallo dal tratto singolare. E’ amante di animali simili o ha avuto a che fare con essi?

Amo gli animali in genere e ho tre pappagalli. Sono creature estremamente intelligenti e molto sensibili. È fin troppo facile ferirli per questo bisogna avvicinarsi con grande rispetto.

10) Progetti futuri?

Scrivere, scrivere, scrivere, dando sempre voce alla mia regione e alla sua storia che nasconde fa le proprie pieghe molte chiavi per capire il nostro oggi.

Grazie per l’attenzione.


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